Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Agostini Riccardo - Il Piastrino: un abito su misura per lo chef

 

Il Piastrino: un abito su misura per lo chef


Testo di Francesca Guidoni
Foto di Vito Corvasce

Il ristorante Il piastrino vanta un padrino d’eccezione: Tonino Guerra. “arrivare a Pennabilli vuol dire anche arrivare al piastrino, questo ristorante che aiuta, che dà alla storia un sapore anche di cucina, un sapore anche di tradizione”, queste le parole del poeta, habitué del locale. Le Marche, la Romagna e la Toscana si fondono in questo avamposto di confine per arricchire, ognuna con le proprie caratteristiche culinarie, la ricerca della tradizione del padrone di casa, lo chef Riccardo Agostini. Originario di Pennabilli, sin da piccolo si rese conto che la sua vocazione era quella di fare lo chef e che per realizzarla era necessario partire per imparare a cucinare. Così, la sua storia si legò ben presto a quella di Gianfranco Vissani: una sperimentazione dura, che inizia con uno stage di sei mesi e termina dopo dieci anni come braccio destro del maestro. “Al maestro mi legano il pensiero, la filosofia degli accostamenti, l’approccio alla materia prima”. Dal 2007 il piastrino, offrendo una cucina di qualità per tutti, delizia il palato dei suoi clienti. La costruzione rinasce con un pieno recupero rurale grazie all’architetto Piero Dani. L'incontro fra lo chef e il progettista non solo inizia la storia del piastrino ma anche di una prolifica amicizia: se Agostini ha pienamente assecondato le idee progettuali di Dani, questi ha curato un vestito su misura per lo chef. Vi è stata una radicale ridistribuzione degli interni e una loro ripulitura per risaltare la pietra a vista, su cui sono esposti i dipinti dell’artista Maria Chiara Tonucci; mentre si salvava il locale ormai strutturalmente collassato, s’è pensato anche di mantenerne il pavimento in cotto originale e le travi di legno. Un arredo ricercato ricrea un ambiente raffinato e accogliente. Il rivestimento murario – segno distintivo del Piastrino – decora e risolve alcune parti del locale che, per la sua conformazione, non ha molte finestre: il bianco avorio diffonde luce agli interni e lascia un senso di serenità al cliente.
La cucina è stata progettata con quell’estrema sobrietà capace di accogliere lo spirito di ricerca e contaminazione espresso in sala, con in più quell’intuizione creativa peculiare dello chef: “molte volte ci si ritrova a riproporre i sapori dell’infanzia. Si cambiano le forme, i volumi, le consistenze, si modificano le cotture, ma in fondo si cerca di ritrovare quel sapore delle origini”. E continua “l’origine è il fulcro del progetto architettonico e della cucina. In questa stagione, per esempio, propongo un piatto ispirato ai tortelli che mia nonna faceva con le erbe di campo. Il piatto si chiama tortello di rosole fondenti con sugo di coniglio e cremoso di pecorino”. La tradizione viene impreziosita dal sapiente uso dei prodotti locali e pregiati, creando piatti come le animelle di vitello al burro nero e tartufo bianco, i teneroni di vitello con purè di cime di rapa e la crema d’uovo al tartufo e parmigiano.
Il territorio e la memoria sono la trama di un sogno realizzato partendo “da riflessioni sull’identità dei luoghi e sul concetto di umanità”. E Agostini conclude: “il desiderio è quello di veder rinascere un luogo in cui sentirsi come a casa propria, con il calore e la semplicità che, come nient’altro, sono apprezzabili.”

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