Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Anton Cristell - Ridi pagliaccio

 

Ridi Pagliaccio


Testo di Susanna Ferretti
Foto di Aromicreativi ©

Tra Campo dei Fiori e San Pietro, in Via dei Banchi Vecchi, storica sede della Zecca Pontificia, all’ombra dei Palazzi Cinquecenteschi, dove un tempo notai, mercanti e banchieri svolgevano le loro attività, si trova uno dei ristoranti più importanti della capitale, Il Pagliaccio.
Il Pagliaccio nasce nel 2003 da un’idea di Anthony Genovese e Marion Lichtle e prende il nome dal ritratto di un clown dipinto dalla madre di Anthony Genovese di cui, fin da piccolo, ne subisce il fascino. Oggi, l’evocativo quadro è posizionato ben in vista nella salle à manger del ristorante. Per Anthony Genovese, infatti la figura del pagliaccio e quella dello chef non sono poi così tanto lontane: entrambe dovrebbero emozionare, divertire e far ridere a tutti i costi.
Il locale è stato realizzato partento da un’idea di Anthony Genovese in collaborazione con l’architetto Anton Cristell e il Costa Group Design di La Spezia. Cristell è riuscito a creare un felice gioco di contrasti, dove il soffitto a cassettoni, in tipico stile senese, memore del ricco passato di Via dei Banchi, in cui banchieri senesi e fiorentini si arricchivano, si lega a pezzi di design dalle forme cubiche e colorate, che svettano verso l’alto. Il legno, i tessuti damascati e i marmi originali di Carrara all’entrata del locale, ricordano gli antichi sfarzi e allo stesso tempo si amalgamano bene al bland di stili che nel corso degli anni hanno caratterizzato l’edificio, come il pavimento a quadri nero ed ocra datato 1940. Non meno ricercata è la mise en place, con i sottopiatti in marmo indiano ed argilla, il tovagliato bianco della linea Frette e le raffinate iridescenze degli showplates della Linea Mineral di Thierry Cheyrou.
La cura dell’arredamento e la scelta di determinati materiali rispecchiano alla perfezione quella sintesi tra vari punti di vista che Anthony Genovese propone nella sua cucina, come rivelazione dei paesi in cui ha vissuto e lavorato.
Lo Chef, di origini calabresi, nasce e si forma in Francia. Nel corso della sua carriera lavora in svariati paesi, tra Oriente e Occidente, presso l’Enoteca Pinchiorri di Tokyo e al Mandarin Hotel di Kuala Lumpur in Malaysia. Ottiene il successo al Rossellinis di Palazzo Sasso a Ravello nella Costiera Amalfitana e infine approda a Roma dove conquista le due stelle Michelin.
La forza di Anthony Genovese sta nell’aver trovato il giusto equilibrio tra la tecnica della scuola francese e la creatività della scuola spagnola. La cucina tradizionale italiana, i profumi delle spezie provenienti dall’Oriente, di cui fa uso in maniera comprimaria nella realizzazione del piatto, si fondono in un gioco di sapori e colori che trasmettono l’amore per la materia prima, per il viaggio e le altre culture.
La Pâtisserie è affidata a Marion Lichtle che ha conosciuto Anthony nelle precedenti esperienze lavorative a Londra. Di origine Alsaziana, oggi il suo prestigio è internazionale. I suo dolci, sono creazioni che giocano sui contrasti di ingredienti morbidi e croccanti. Una ricerca costante di un equilibrio tra sapori che si rincorrono e si raggiungono , come nella «mia tatin, sorbetto all’ananas, cardamomo e pepe nero». Anthony Genovese e Marion Lichtle, due personalità d’eccellenza che rendono questo locale unico, dove un piatto ha il sapore di un sogno.

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