Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Bistarelli Marco - Promenade culinaire au bord de la mer

 

Promenade culinaire au bord de la mer


Testo di Arianna Mariani
Foto di Vito Corvasce

La famiglia Ricci è da tempo legata alla ristorazione; avevano una birreria ma la scomodità degli orari li ha fatti capito- lare. Attualmente “in forza lavoro”: Cile, supervisore generale, responsabile di amministrazione, fornitori, carta dei vini; Susy, la moglie, responsabile della cucina; Alessandra, la figlia, patronne e garante della sala. La location è quella di una ex gastronomia, improvvisamente resasi disponibile, proprio in un posto vicino al mare fanese e alle piscine sul Lido di Sassonia, habitat naturale di maggior parte della famiglia, tutti abili nuotatori anche a livello agonistico. La trasformazione del locale è dovuta all’incontro fortuito con Ilde Minardi Pacifici, esperta e appassionata arredatrice d’interni nonché famelica lettrice di riviste d’arredamento e decorazione. La passione di Ilde e il sogno della famiglia Ricci si sono incastrati alla perfezione. L’avvio dei lavori comincia con lo sviluppo cromatico della tavolozza di colori scelti: il bianco predominante, gli altri colori – d’ispirazione prettamente marinara - di complemento. L’azzurro con una punta di grigio e il color corallo miscelati con discrezione ed eleganza donano all’ambiente un’atmosfera molto francese, da Costa Azzurra, anche se la leziosità di alcuni mobili e soprattutto delle decorazioni richiama ancor più lo stile provenzale. Dall’incastro dei colori all’incastro degli arredi; il progetto parte senza disegno ma dalla costruzione di micro-ambienti attorno a complementi di diversa provenienza: due ante di finestra di una vecchia casa di Cile per l’armadio portastoviglie della sala più grande, diversi oggetti trovati in riva al mare appesi alle pareti, una tenda di juta con ruches e volants che arriva dalla Francia, i tavolini in ferro battuto riverniciato ‘made in Provenza’. Il ferro battuto dall’aspetto volutamente ossidato lo si ritrova anche sulla porta d’ingresso che è stata a lungo lavorata contro l’azione corrosiva di salsedine e umidità. Le toilettes del ristorante sono una chiccheria: le porte dipinte a mano, i cestini porta-biancheria smaltati con finta distrazione, il giardino delle piante aromatiche che orna l’antibagno. In tutto il ristorante l’elemento predominante è il legno, trattato shabby; seguono tessuti a profusione sapientemente cuciti sui tovagliati, sui vis-à-vis nelle apparecchiature a due, sui coprimacchia dei pensili da servizio, sulle tende abbondanti ma sobrie. L’illuminazione è stata in gran parte suggerita dal marito di Ilde, Claudio Pacifici, amante da lunga data del teatro e delle scene: appliques e abat-jours nella sala più piccola, il bistrot; lampadari tipo chandelier con ornamenti in corda e conchiglie per la sala più grande. La sera le luci rimangono soffuse ma le candele su tutti i tavoli rendono l’atmosfera calda e romantica. La decorazione è curata in ogni dettaglio e apostrofata dal sapore artigianale che la rende unica: i codici numerici sui bancali, utilizzati come banco del bar, sarebbero dovuti essere la data prefissata per l’apertura (che poi slittò per cause tecniche), il cesto del pane a vista con i torcioni di bella fattura, i fiori freschi che ornano le grandi vetrate e si miscelano con le preziose ortensie in tessuto appoggiate sopra gli armadi da servizio. In cucina una seria collaborazione: quella con Marco Bistarelli, Presidente Italiano dei Jeunes Restaurateurs d’Europe, amico di Cile. Il piatto cult del locale, la carbonara di pesce, arriva proprio da Bistarelli ed è un’avventura gourmet imperdibile. Nella filosofia della cucina la qualità affianca la quantità: pesce fresco e porzioni generose sono sempre garantiti. Fra gli altri piatti particolarmente ammiccanti: il carpaccio di spigola servito con catalana, il flan di broccoletti con sgombro e parmigiano, il fritto con pesce spinato. Bon appétit!

Su