Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Botti Lorenzo - Suggerimenti, performance e passione

 

Suggerimenti, performance e passione


Testo di Elena Zanetti
Foto di Vito Corvasce e Margherita Cenni

La storia di Suggerimenti incomincia da lontano: ieri come gastronomia di grande peculiarità, oggi come ristorante di altissima qualità. Un percorso lungo, un’ascesa che ha portato a risultati di eccellenza Lorenzo Botti, chef e proprietario. Oltre alla passione nella realizzazione di catering ed eventi di alto profilo, il filo conduttore di questo cammino è l’attenzione che lo chef dimostra da sempre per le materie prime, tanto da portarlo alla scelta di eliminare il menù à la carte e proporre un menù degustazione - sempre accompagnato da un pane di patate sfornato quotidianamente - che si modifica giorno dopo giorno, unico ogni sera, in base alla disponibilità degli ingredienti freschi di stagione. L’unica carta che si può consultare è quella dell’ampia selezione di vini, rivenduti senza carico di servizio, “un modo per degustare vini importanti a prezzi adeguati.” Il menù è una scoperta continua, una sorpresa che cresce portata dopo portata, e i racconti appassionati di Lorenzo ne alimentano l’attesa. Ogni piatto è un suggerimento di nuove combinazioni di sapori, consistenze e presentazioni artistiche che non si dimenticano, dall’ormai celeberrimo salmone mojito, accompagnato da un delizioso cocktail alla frutta shakerato sul momento davanti ai propri occhi, ai gelati prodotti con frutta di stagione. Creazioni originali di sapori e forme, che rasentano e incrociano l’unicità propria del design, si intrecciano con la tradizione piacentina, a cui lo chef dichiara di essere molto legato. Il Cocktail di gnocchi di patate con pesto di basilico, pomodoro schiacciato Torino, origano fresco, in coppa martini o i pisarei - gnocchetti di pane tipici del territorio solitamente preparati con un sugo di fagioli - rivisitati alle vongole: possono sembrare una bestemmia culinaria, ma sono sapori che non si scordano facilmente. Sono questi ultimi espressione dell’estrema capacità di rivisitazione e contaminazione dello chef, a cui ci si affida appena entrati.
Il suggerimento è anche questo: fidarsi e affidarsi a colui al quale ci si è rivolti, per conoscere e scoprire quello che prima era inesplorato ed insolito. La vitalità, la personalità e la teatralità dello chef aiutano in questo, che è l’unico compito di chi varca la soglia e decide di vivere una serata che non è solo una cena, ma un’esperienza multisensoriale.
Le parole stesse di Lorenzo Botti, scritte sulla porta d’ingresso, sono il primo suggerimento che gli ospiti ricevono ancora prima di entrare: «Ogni volta che ti siedi, solo o in compagnia, finirai inevitabilmente ad ascoltare il sapore di questo luogo, sapore di qualità e bellezza dove la cucina è amore, arte e cultura. Dove non occorre scegliere cosa mangiare, ma solo ascoltare. Ascoltare gli odori, i rumori, le mie parole che in pochi minuti ti spiegano cosa ho preparato oggi. È una nuova forma di servire il cibo, scandita dai suoi ritmi e dalle sue pause, dalle sue misure e dai suoi eccessi. Entrerai necessariamente in contatto con i vicini che non conosci, guarderai nei loro piatti, incrocerai i loro occhi, ascolterai le loro conversazioni certamente gli rivolgerai la parola distraendoti per un attimo dalla contemplazione del cibo. Ti perderai in un dialogo leggero, sciolto, disimpegnato ma non superficiale: ... conviviale! Convivialità è allegria svagatezza, distrazione: il tutto in uno stato di piena mobilitazione dei sensi».
La piena mobilitazione dei sensi è acuita dall’arredo ipermoderno, impeccabile, che dimostra un’attenzione decorativa massima per ogni dettaglio. Il rigore del design è contrastato dalla parete d’ingresso che sembra una natura morta di prodotti locali, con taglieri e salami piacentini che richiamano la mai dimenticata tradizione. Gli spazi, progettati dall’architetto Paolo Tosi (www.archifood.it), sono tutti intensamente vissuti: ci si può tranquillamente accomodare al bancone d’ingresso o al tavolo del pane e una divertente penisola spunta dal mobile che ospita la collezione di liquori. Davide Groppi firma lampade e illuminazione di autentico design, che sono parte integrante della raffinatezza del locale, creando atmosfere eleganti, poetiche, intime ed esclusive (www.archifood.it). Chef, progettista e collaboratori hanno creato un’appassionata unione a 360 gradi tra design, tradizione e teatralità, che regala momenti leggeri e conviviali a chi si affida alla cucina e all’estro di Lorenzo Botti.

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