Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Boyle Michelle - Attenzione alta tensione

 

Attenzione alta tensione


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto courtesy Bar Ampere

«Si pensa e si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia» (Filippo Tommaso Marinetti)
L’ultima invenzione di Vernon Chalker, impresario di Melbourne già artefice dei celebri Madame Brussels, Gin Palace e Collins Quarter, è forse la più “seria” e concettualmente sviluppata, ma non per questo meno attraente e bizzarra. Situato al di sopra di una vecchia centrale elettrica all’interno di un edificio unico in città (il cosiddetto “Little Hero”, disegnato dal noto architetto Fender Katsalidis), Bar Ampère prende il nome del fisico francese cui si devono antesignane scoperte nella scienza dell’elettromagnetismo e che diede il nome all’unità di misura della corrente elettrica, presentandosi esplicitamente come un locale a tema, un omaggio al movimento futurista e all’epoca in cui la tecnologia, il progresso e il dinamismo dettavano legge nell’arte e nell’architettura.
Dal design all’approccio gastronomico, Bar Ampère si prefigge di interpretare e realizzare il sogno futurista facendo ruotare tutti i dettagli architettonici e decorativi intorno alla fascinazione della precisione meccanica e dell’energia elettrica, così importanti nell’estetica funzionale del Futurismo.
Tra i consulenti principali del progetto, BG Architecture per l’architettura e l’interior design e Ficus Constuction per gli infissi, mentre la maggior parte dell’eccentrico arredo, tranne qualche reperimento sul web, proviene da realizzazioni artigiane e dalla collezione di Michael Anderson, amico e business partner di Chalker.
La parete del bar centrale, ispirato all’art déco nell’uso di acciaio, cromo e laccatura nera, è formata da fondi di bottiglie francesi di vetro tagliate a mano e illuminata da una suggestiva installazione LED. Pezzo forte del decor è            l’impianto principale di illuminazione soprannominato “Sputnik”, complicato quanto esatto dispositivo ideato da Michael e Vernon e realizzato da Smith and Anderson Electrical Group, che connette un’antica attrezzatura da parrucchiere con due fari di metà XX secolo importati dagli USA. Sovrastano i tavolini quadrati in Victorian Ash (quercia della Tasmania) disegnati da Dave Murray, tinti in noce e rifiniti con un bordo di alluminio, dei calchi di mani fissati al muro che          reggono vecchie lampade di emergenza pendenti, una soluzione pratica e fantasiosa. Le seggiole in noce e acciaio inossidabile lucidato con sedile girevole sono di Bernhardt Design, la pavimentazione in polivinile verde è dell’azienda francese Dalsouple, mentre la banquette rifinita in pelle della stessa tonalità di colore è creata su misura da Martel di Richmond. Come ulteriore richiamo al movimento culturale appaiono disseminati ovunque parti di macchinari elettrici dell’epoca, e come supplementare omaggio al luogo che ospita il locale sono stati mantenuti i muri rivestiti di graffiti che un tempo delimitavano il parcheggio esterno.
In accordo con la riforma della gastronomia e la razionalizzazione calorica proposta da Marinetti e compagni, niente coltelli né forchette ma splayds multifunzione a semplificare la fruizione del pasto e un menu di smilzi spuntini tra cui gli chef Michael Nunn e Michelle Boyle includono delizie in scatola e piatti dai nomi strambi ed evocativi come Harlequin king fish, Chicken dreaming e Sea mist cigar.
Lo staff del bar accompagna gli avventori nel fantastico mondo dell’alcol attraverso tutte le fasi della digestione grazie a una cospicua lista di aperitivi e digestivi con una forte presenza di vermouth, amari e assenzi. La carta dei vini è invece ristretta alla sola cantina E. Guigal del vitigno Rhone Valley, mentre tra le birre campeggia, ancora una volta coerentemente, la pale ale alla spina “Art is a weapon”.

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