Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Bragina Stefano - Ristorante Vista fiume

 

Ristorante Vista fiume


Testo di Pietro Fratta
Foto di Vito Corvasce

Fiumana è unione di suoni, significati e storia. Raccoglie in sé un’accezione nostrana, dialettale, ma al contempo esperienze di remoti luoghi del mondo. È una parola evocativa aderente a una realtà locale; in particolare è il nome della Piccola Osteria fluviale di Pesaro, posizionata agli argini del letto del fiume Foglia, pochi tratti prima che questo sfoci sul mare Adriatico.
Con l’arrivo del ristoratore Stefano Bragina, il locale ha finalmente raccolto un’identità forte e concreta. I segni distintivi dell’edificio, firmati dallo studio di architettura Pao Atelier, configurano un luogo ideale nel quale poter accomunare ricerca e un estro fantasioso, sia nel suo cuore culinario che nella sua mera costituzione architettonica. Il locale vive un legame storico rapportato al fiume che lo sfiora e alle contaminazioni fra esterno e interno; testimonia l’incontro fra architettura, natura e, nella sua espressione conviviale e intima, il cibo. La corrente fluviale coinvolge e invita ogni ospite a partecipare all’atmosfera – a vedere, odorare, gustare. La sua parete vetrata continua di 17 metri permette un’ampia vista del fiume. Le luci che assorbe o riflette ne colorano la pelle: alcune sezioni murarie sono fogli di vetro contenenti ciottoli del fiume stesso; i toni delle stagioni si riverberano sui rivestimenti in rame ossidato; i colori intensi dell’autunno nostalgico e riflessivo si racchiudono in un particolare dessert, reinterpretazione di ricordi cari e provocazione rassicurante del suo inventore: la crema di cachi con pane di segale speziato, crema di castagne e rum. Stefano Bragina ha trovato il suo luogo. Persegue le proprie fantasie culinarie, arricchite dai colori che il locale gli offre: il calamaro scottato con salsa di rape bianche e cicoria, i tuffoli Mancini con canocchie e finocchi aromatizzati all’arancio, il mascarpone al forno con amaretti e zucca gialla sono cromaticamente perfetti e deliziosi al gusto.
I materiali che costituiscono Fiumana – il rame, i legni, la copertura mobile e le pareti vitree, l’illuminazione scomposta in scaglie rosse conficcate nel pavimento – creano un allestimento scenografico ricettivo ma anche intimistico. La cucina richiede un momento di condivisione, mescola e azzarda sapori salati e dolci, propone vini selezionati della regione e menù che abbinano piatti della tradizione e del mondo. I cibi vengono presentati con sobrietà, con sapori riconoscibili ma ricchi di sfumature per il palato. Su bianche tavole sono disposti piatti e bicchieri dalle forme morbide e pulite: il design dà espressione a una cucina che si racconta, anzi, è un racconto di mille sapori, lievi e golosi, racconto di un’esperienza, un colore o una stagione; un segreto da assaporare nel cuore scenografico di Fiumana, spazio d’elezione sfiorato dall’acqua e dagli elementi sospinti dalla corrente, colti per un’esperienza e un’innovazione continui.

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