Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Crosier Scott - Itadakimasu, Melbourne!

 

Itadakimasu, Melbourne!


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto courtesy Ocha

Premiato con uno ‘chef’s hat’ da “The Age Good Food Guide”, Ocha sorge a poca distanza dal Victorian Arts Centre nel quartiere di Hawthorn, sulla sponda meridionale del fiume Yarra, una delle zone più tranquille di Melbourne e allo stesso tempo ricche di fermento, dove si sono concentrati numerosi ristoranti, hotel e locali notturni di qualità che riflettono la forte connotazione multietnica e multiculturale della metropoli.
È il 1994, un periodo in cui i ristoranti giapponesi non abbondano di certo, quando Michelle Rogerson e Yasu Yoshida riconvertono un piccolo negozio e cominciano a tentare gli abitanti del suburb di Melbourne con sapori e suggestioni dell’estremo oriente. Il locale prende il nome da o-cha, tè verde in lingua giapponese. Con una formula contemporanea e fresca Ocha riesce a conquistare cuore e gola della città intera al punto da non riuscire più a far fronte al crescente numero di prenotazioni, e nel 2010 si trasferisce in una struttura più grande e completamente rinnovata, senza per questo perdere l’atmosfera intima e il carattere familiare.

Progettata dall’architetto Crosier Scott, la sala si distingue per un certo understatement. L’ampio spazio è efficacemente separato da tende semitrasparenti e decorato con arredi dalle forme lineari e dai colori neutri; i rumori risultano attutiti da un sistema di insonorizzazione, e le luci, chiare ma soffuse, donano all’ambiente un ulteriore senso di morbida accoglienza. Con eleganza delicata, il design non s’impone come protagonista ma si traduce come invito al cibo, lasciandolo “splendere” e creando le condizioni ideali per una degustazione rilassata e conviviale. «At Ocha we focus on the important things in life family, friends and the domestic theatre of great food», sostengono i proprietari di Ocha, che attribuiscono al benessere degli ospiti e all’inappuntabilità del servizio un valore pari alla squisitezza dei piatti.
La filosofia di Ocha è un’orchestra di sapori insoliti, curiose textures e presentazioni variopinte che deliziano tanto il palato quanto la sensibilità estetica. A prima vista il menu fa supporre un approccio piuttosto moderno, ma si possono tuttavia facilmente percepire numerosi elementi della gastronomia tradizionale nipponica nelle ricette dell’executive chef Yasu Yoshida e di Paula Lawdorn, head chef. Lo stile di Yoshida rispecchia gli anni di formazione a Osaka, lo stretto legame con gli ingredienti, le teorie e le tecniche tradizionali, tocchi immaginativi personali e suggerimenti occidentali, mentre di Lawdorn risaltano l’esperienza maturata nei migliori ristoranti con cucine europee dell’Australia e il training gastronomico giapponese presso il famoso Zuma di Londra.
Il loro talento si esprime in un’ampia gamma di piatti, dai grandi classici come la varietà di Sushi e Sashimi, tra cui la specialità Unagi Sushi con anguilla grigliata, Gyoza, Dengaku, Nabeyaki e carpaccio Tataki, fino ai piatti giocosi e d’invenzione come il ricco Japanese antipasto, le ostriche della Tasmania servite con sorbetto di Yuzu, il Plum wine gelly o il sofisticato piatto a base di crisantemo, uova di quaglia, calamari e patate taro. Ad accompagnare gusti freschi, che siano tenui o piccanti, un Sake caldo o freddo, una birra leggera, oppure l’eclettica carta di vini australiani e internazionali accuratamente selezionati dal sommelier e restaurant manager Paul Skerrett. Ci si può sbizzarrire nella scelta o provare il menu degustazione, anche se il massimo del piacere è lasciarsi guidare dal proprio waitperson verso abbinamenti sorprendenti, con opportunità di sperimentare opzioni interessanti anche per diete vegetariane o gluten free. Itadakimasu!

 

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