Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

De Andrès Javier - Un assaggio di storia

 

Un assaggio di storia


Testo di Giulia Giovanelli
Foto courtesy Coloniales Huerta

Il progetto commissionato da Javier de Andrès allo studio Baselga, rappresentava una sfida non facile: dare una nuova vita allo storico caseificio Huerta, un’istituzione tra i negozi di alimentari di Valencia. Il restyling del vecchio emporio nel quartiere Eixample consisteva nel realizzare un locale che mantenesse l’aria di bottega storica, continuando la vendita diretta di vini, salumi ed altri prodotti artigianali locali e d’importazione, ma inserendo un pizzico di eleganza agli spazi, in particolar modo, nella recente zona realizzata appositamente per poterli gustare in loco.
Il nuovo concetto di gastronomia, ideato dal poliedrico direttore del prestigioso ristorante La Sucursal, restituisce oggi, ai clienti di Coloniales Huerta, il desiderio di rivivere quello spirito di negozio alimentari che era un tempo questa proprietà, con il plus valore di luogo di alta ristorazione.
L’antica anima dello storico caseificio è stata così rispettata aggiungendo un tocco di contemporaneità. Ai materiali esistenti, come la ceramica di Manises, decorata un tempo dai pittori artigiani Juan Bondia e Rafael Boix, è stato aggiunto del legno di pino francese, trattato per mantenere un aspetto naturale, con la sua texture ruvida ed irregolare che contrasta con l’ordine ed il rigore con cui è stata lavorata, fino a delineare la parete di fondo, di ben undici metri, dove si mimetizzano le diverse porte che danno accesso al negozio nella stanza sul retro.
Si recupera anche l’uso tradizionale del marmo bianco Macael levigato per tavoli e ripiani. Le decorazioni fanno cenno alla pubblicità del passato con stampe alle pareti e rivestimenti in legno per sottolineare la forte personalità stilistica.
Lo spazio è stato progettato come una grande scatola nera teatrale, il colore nero, infatti, assorbe gli elementi ceramici e il bianco dei marmi, rendendolo completo nella sua essenza. L’illuminazione è sostituita da faretti che sottilmente illuminano i prodotti e le scaffalature, mentre i paralumi sospesi, di Norman Copenhagen, pendono sopra i tavolini. La vista sulla bottega diventa il biglietto da visita della nuova immagine di Huerta, che pur lasciando il segno del tempo e della tradizione, comunica l’entrata in una nuova era, interamente in stile e dal concetto contemporaneo. Questo scorcio sulla bottega, separato dal resto dello spazio da una sottile rete di corda che permette di vedere la parte posteriore della stanza perfettamente, è stato intitolato “come a casa” con un duplice significato, quello di sentirsi a casa, e quello di mangiare a casa.

Su