Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Di Giacinto Riccardo - Tutto all'oro che luccica

 

Tutto all'oro che luccica


Testo di Elena Tarfanelli
Foto courtesy All'oro

«In cucina per andare avanti faccio sempre un passo indietro» questo è l’incipit che si legge sulla homepage del sito del ristorante All’Oro di Roma. Incipit, firmato direttamente dallo chef, Riccardo di Giacinto che, nella primavera 2007, insieme alla moglie Ramona e alla cognata Carmela, ha intrapreso questa avventura. Il ristorante è un vero bijoux: solo 24 coperti, nel cuore dei Parioli, a pochi passi da Villa Borghese.
La frase iniziale è emblematica e sintetizza esattamente la filosofia di Riccardo che propone una cucina creativa dove passato e futuro convivono in perfetta armonia: piatti radicati ai sapori della tradizione, i grandi classici della cucina italiana interpretati in chiave contemporanea.
Tanti sono i riconoscimenti che il ristorante può vantare: dalla Stella Michelin, assegnata nel 2010, alle due forchette del Gambero Rosso, fino al Cappello de L’Espresso. All’Oro con l’apostrofo perché uno stesso nome racchiude vari significati. L’oro che è il colore predominante degli interni del ristorante; l’alloro, pianta aromatica utilizzata spesso in cucina, ma che è anche il disegno decorativo del locale; infine l’oro, inteso come metallo prezioso, è un sottile ma tenace legame con il lavoro del padre di Riccardo, venuto a mancare nel 2003, prima che il ristorante fosse aperto.
L’ambiente è moderno, sobrio ed elegante, ma allo stesso tempo informale, dominato dalle tonalità del bianco e, ovviamente, dell’oro, mentre il nero dei tavoli bilancia le cromaticità degli spazi. Di giorno da un grande lucernaio filtra la luce del sole, mentre di sera, a lume di candela, l’atmosfera si fa più soft e avvolgente.
Riccardo, nonostante la sua giovane età, ha acquisito tanta esperienza e a soli 14 anni era già tra i fornelli. Come in una sorta di percorso evolutivo, che lo ha portato a cimentarsi all’estero, al fianco dei grandi nomi della cucina –Marco Pierre White, Ferran Adrià, Alfonso Iaccarino e Marco Milani– Riccardo ha vissuto diverse stagioni e ha maturato una personale e peculiare visione del fare cucina, dove l’atto del cucinare non è semplicemente mixare alimenti per farne pietanze gustose, bensì diventa operazione mentale e soprattutto emotiva. Così, passione e tecnica si esprimono in un linguaggio: la cucina di All’Oro.
È una sorta di viaggio immaginario dove non servono valigie, ma solo curiosità e appetito. Così la tradizionale Coda alla vaccinara si trasforma in Rocher con gelée di sedano; Lamb’urger altro non è che un mix di soufflé e pane di pecorino con un battuto di filetto di agnello, o ancora, il classico Baccalà e patate diventa un gustoso e cremoso Tiramisù arricchito con lardo di cinta senese; non mancano, poi, i Cappelletti in brodo “asciutto” con parmigiano e zafferano, dove il brodo è “asciutto” perché c’è, ma si trova all’interno della pasta.
Che Riccardo sia un moderno Re Mida?

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