Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Dorf Michael - Wine and the city

 

Wine and the city


Testo di Arianna Mariani
Foto di Colleen McClay


Immaginatevi quattro amiche newyorkesi, tipo le star della celeberrima serie “Sex And The City”, che camminano lungo Varick Street, una delle tante vie che animano la zona più trendy di Manhattan, Soho. Immaginatevi cosa potrebbero fare se non ammiccare tra le lussuose vetrine in cerca dell’ultimo oggetto dei loro desideri: un sandalo Manolo Blahnik, una borsa Balenciaga, un capo Marc Jacobs... E invece, attonite e incredule si ritrovano inchiodate davanti ad un’enorme vetrata dietro la quale scorgono botti di rovere armoniosamente impilate. Non è un film, è City Winery: uno spazio multifunzionale su due livelli nel cuore di Downtown, a pochi passi dall’entrata per Holland Tunnel. Duemila metri quadrati di proprietà immobiliare (metà di un intero isolato): un lungo edificio di mattoni rossi a vista la cui edificazione risale a 140 anni fa.
Precedentemente sede di un giornale ispanofono, lo spazio è stato riconvertito nella prima completa ed operativa
cantina vinicola di Manhattan. L’attuale proprietario e ideatore del concept, Michael Dorf, lo ha reso unico nel genere perché City Winery è anche un wine bar con più di 300 etichette di vini, un ristorante che propone piccoli piatti o degustazioni di formaggi e salumi, un palcoscenico per concerti con 325 posti a sedere ed uno spazio per degustazioni, corsi e seminari sull’enogastronomia.
La location, spiega Dorf, riflette la realtà attuale del mercato immobiliare di Manhattan: non si può avere in uno spazio come questo soltanto un’azienda che produce vino perché il margine è maggiore sull’intero concept piuttosto che sull’effettiva produzione vinicola.
Michael Dorf ammette di aver fatto tesoro dell’esperienza delle cantine di Crushpad a San Francisco, considerate il progenitore della produzione vinicola in aree urbane. Una tendenza, quest’ultima, sviluppatasi più di un decennio fa quando più produttori hanno cominciato a voler riconvertire ex magazzini dei centri urbani in aree in cui potevano essere convogliate le casse di uva provenienti da più destinazioni, anche lontane. All’esperienza di Crushpad, Dorf ha unito la sua: veterano nella promozione di eventi musicali e fondatore di un’etichetta discografica per musicisti indipendenti, The Knitting Factory, progettando per due anni City Winery ha finalmente realizzato il suo sogno e il bisogno egoistico di avere un locale dov’è possibile sedersi a vedere un grande concerto di musica live, degustando del gran vino accompagnato da buon cibo. Tuttavia, il fulcro dell’attività di City Winery è la produzione enologica, che non è totalmente nuova per Manhattan: la zona del Lower East Side era una volta il centro di produzione del vino dolce kosher e dei vini per celebrazioni eucaristiche.
Oggi, a City Winery arrivano uve da Long Island, dal Finger Lakes District (aree piuttosto vicine a Manhattan) ma anche dalla California e dall’Oregon; l’intero processo di vinificazione – dalla spremitura all’imbottigliamento – è però effettuato in loco. A qualunque privato viene offerta la possibilità di acquistare una botte di vino (circa 250 bottiglie) per cifre che vanno dai 7000$ ai 12000$ a seconda della selezione di uvaggi, del tipo di botte scelta, del regime di vinificazione ed infine della qualità del bottigliame e del design dell’etichetta.
Si può persino acquistare una botte in partecipazione diventando proprietari di un sesto del contenuto. Infine,City Winery ad inizio serata. E’ possibile prender parte al processo di vinificazione in qualunque momento delle varie fasi produttive: dalla selezione degli uvaggi fino al controllo della fermentazione, dietro l’occhio vigile del “mastro vinaio” David Lecomte  che rassicura gli aspiranti produttori su tutti i loro dubbi e asseconda le loro aspettative. In questa ottica, ognuno può crearsi il proprio vino senza spendere cifre da capogiro. Formula molto accattivante in tempi di recessione!

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