Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Dufresne Wylie - "Cool & delicious"

 

"Cool & delicious"


Testo di Arianna Mariani


 

Al civico 50 di Clinton Street, nel Lower East Side di New York, Wylie Dufresne – chef di punta della cucina americana d’autore – si muove tra le mura del ristorante che suo padre Dewey gli ha plasmato. Il ristorante si chiama “WD~50”: WD sono le iniziali dello chef e il 50 è, appunto, il civico corrispondente al locale, ma l’insieme (WD~50) in americano suona buffo perché sembra una variante del nome di un lubrificante anti-corrosivo (WD-40). Che sia una scaltra allusione all’ispirazione spesso “industriale” dello chef?
Altrettanto singolare l’accoppiata di autori-protagonisti del locale: padre e figlio, legati dalle rispettive passioni che si sono intersecate. Un figlio super chef forgiato al French Culinary Institute di New York ma con basi di un’educazione filosofica: niente male per uno costretto a passare l’intero giorno in cucina, spingendosi sempre più avanti nell’utilizzo consapevole della “gastronomia molecolare”, magari ascoltando gli amati Grateful Dead. Un padre attualmente manager del WD~50, responsabile della carta dei vini e ideatore della mise en place dei tavoli del locale (minimal, in modo che l’attenzione sia sempre focalizzata sul cibo), che ha avuto un ruolo primario nella progettazione della sala e dei vani di servizio attigui. WD~50 ha aperto nell’Aprile 2003 dopo che Wylie era già diventato una celebrità al “71
Clinton Fresh Food” (a due passi dal suo odierno locale). Il suo ex datore di lavoro Jean-Georges Vongerichten (alsaziano oramai superstar internazionale) gli diede i soldi per aprire il proprio ristorante. Ancora prima di aprire il WD~50 era già il ristorante più hot di Manhattan. Il locale è stato progettato – da Dewey – in modo che chiunque possa vedere Wylie all’opera; c’è un’entrata enorme, senza porta, sulla cucina quasi antisettica: un benvenuto a chi volesse entrare. Accanto alla cucina semi-aperta, una sala da pranzo molto trendy con tavoli di legno lucidi, paralumi ispirati ai copricapo dei clown, lussuose toilettes rivestite di bamboo. Ma la vera sorpresa è lo stile della cucina di Wylie: egli decostruisce il cibo e lo ricompone utilizzando transglutaminasi, idrocolloidi e agenti tixotropici. Dotato di straordinario sense of humor scherza spesso su questo lato: “Potrei essere l’unico chef di Manhattan che ti può dire cos’è la meticellulosa” oppure “sono veramente interessato alla tecnologia dei cereali”.
La sua ossessione, in senso positivo, è quella di sovvertire con la sua arte trovando un nesso tra ciò che è cool e ciò che è delizioso al palato. Wylie infatti frigge la maionese non tanto perché nessun altro lo fa ma perché appoggiando il “cubetto” sulla lingua e premendolo contro il palato si sente sgorgare una deliziosa maionese calda che provoca quasi un leggero giramento di testa.

Su