Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Ferri Michele - La canzone cucinata

 

La canzone cucinata


Testo di Pietro Fratta
Foto di Giovanni Ghiandoni; Paolo Semprucci Und Fotografia

Andrea Marzi si definisce un artista dannato, ma non nel senso tradizionale di rovinato, alcolista o drogato: dannato dalla urgenza di condividere con altri le cose che lo toccano ed emozionano, che hanno orientato gli ultimi dieci anni della sua carriera artistica. La consapevolezza del fuoco sacro della passione lo ha portato ad avere la necessità di misurarsi con diverse discipline artistiche. Nel suo sito web (www.andreamarzi. it) afferma: “Non sono un musicista, non sono un cantante, non sono un interprete. Andrea è un po’ tutte queste cose, perché in realtà quelle discipline altro non sono che i canali ultimi nei quali si è indirizzata la sua identificazione artistica, che non si attua con una disciplina in particolare ma nel bisogno fondante del comunicare. Il suo scopo è quello di emozionare e suscitare domande. Di provocare.
Come nasce e come si sviluppa il progetto della canzone cucinata? La canzone cucinata ha avuto il merito di farmi entrare con più consapevolezza nel rapporto fra cibo e comunicazione, tanto da spingermi a curare un blog per golosi che verrà aperto tra poco, www.godocoldolce.it in collaborazione con Vanni Rosso. La canzone cucinata nasce da un’idea di Paolo Paci, al quale va anche il merito di avere trovato il nome – molto significativo – dell’iniziativa. L’idea era quella di affrontare il tema del cibo con un approccio svincolato da canoni preesistenti. Sono nate anzitutto le canzoni; la scelta dei temi o delle ricette sono metafore prese dalla radice culturale italiana che si chiama “cibo”. Penso per esempio all’aceto balsamico, al tartufo, al polipo, al peperoncino, che rappresentano davvero le nostre radici culturali e artigianali del sapere, saper fare, saper conservare. I brani hanno quindi ispirato il pittore Michele Ferri che
ha dipinto dieci grandi quadri, ognuno dei quali dedicato a una canzone. Quindi sono stati interpellati dieci cuochi, chiamati a loro volta al pari di Michele Ferri per interpretare le dieci canzoni, con piatti e ricette che rielaborassero il mio lavoro.
(Michele Ferri è un illustratore famoso in Francia, dove ha vissuto per dieci anni prima di ritornare in Italia; ha scritto e illustrato molti libri, il suo Paroles d’Espoi, in Francia ha ampiamente superato le 100 mila copie, ndr)
In che senso una canzone viene cucinata e preparata? Non c’è una ricetta standard, ma diciamo che si può parlare di cottura di una canzone anche in termini produttivi: fare una canzone è come cucinare un piatto, ma senza una ricetta prestabilita: come quando uno è in casa e vuole preparar qualcosa a partire solo dagli ingredienti che ha a disposizione nella dispensa.
Si inventano i tempi di cottura, le modalità di preparazione... I tempi di cottura non sono sempre controllabili, per cui può succedere che si metta un’idea nel forno a bassa temperatura e questa magari impieghi un anno prima di cuocersi e maturare il sapore.
Archifood sarà il partner editoriale del progetto la Canzone Cucinata. Come si svilupperà questa collaborazione? Archifood ha nella Canzone Cucinata uno dei suoi eventi culturali di massimo prestigio. Obiettivo di Archifood è quello di editare, oltre alla rivista, iniziative culturali dai format flessibili, con il duplice scopo di tenere costantemente accesa l’attenzione alla nascitura rivista, affiancandole situazioni trasversali che giochino con le diverse forme d’arte. La Canzone Cucinata si presta a questa flessibilità perché interessante per il mondo dell’arte e i suoi liberi sbilanciamenti dalla musica all’arte visiva e multimediale, fino al cibo.
Quali novità e quali proposte lancia la Canzone Cucinata nel campo musicale e multimediale? I dischi non li compra più nessuno, ha vinto, apparentemente, l’iPod. Questa della Canzone Cucinata è stata un’idea originale di Paolo Paci per conservare il fascino del disco e del CD e la fisicità del supporto. La Canzone Cucinata è vettore di “oggetti che suonano”. I CD hanno una concretezza, non sono soltanto una cosa da scaricare sull’iPod, e questo ci permette di giocare di nuovo: di rifare il libretto, la grafica; si può comunicare anche con il lavoro di un pittore Michele Ferri e dei cuochi – nell’iPod non ci sono né ricette, né quadri, non ci sono elementi che si possono tenere in mano mentre si ascoltano le canzoni. è un’altra dimensione di ascolto, più coinvolgente e intensa, un’iniziativa collaterale alla fruizione oggi più comune della musica. C’è l’idea di restituire la dimensione bellissima degli anni Settanta in cui, quando usciva un 33 giri, il piacere che ne derivava non era solo ascoltare la musica, ma vedere com’era la copertina: molti dischi sono diventati famosi più per la grafica dell’album che per il loro contenuto.
L’intuizione di Paolo ci permette di dire: noi abbiamo il cibo, cioè il cuore, e vogliamo mettere il pubblico in condizione di accedere a questo cuore e queste passioni passando per la musica o per i quadri di Michele o ancora passando per le ricette. Ci vuole... tutto il resto del mondo. La nostra iniziativa si ispira per questo al Rinascimento: non solo mecenatismo, ma un’idea molto libera e aperta di contaminazione fra le arti. gli artisti del Rinascimento non erano semplicemente uno scenografo, un regista. Leonardo era un pittore, scultore, progettista di macchine... e cos’altro? Come lo si potrebbe definire?
Cosa vuoi comunicare alla gente? C’è una provocazione nel proporre nelle canzoni la cucina come dimensione multimediale?
Forse ho voluto semplicemente segnalare, esplicitare l’evidenza che il piacere è uno, la sua fonte è profonda e i modi di fruirne sono diversi: l’urgenza creativa e artistica è una sola e può assumere diverse forme; l’eros, per esempio, si può esplicitare attraverso un atto sessuale, attraverso il divorare un cibo prelibato o attraverso il godere di una canzone o di un quadro.
Dove e quando è stata presentata la Canzone Cucinata? Quali di queste tappe ricordi con piacere? La prima esibizione di Milano sui Navigli, nello Spazio Quid di Milano, e Francoforte. Affiancato anche dai coniugi Rondelli di Metacultura e da Giovanni e Michele Ferri nell’allestimento dei siti e nelle varie produzioni di questi eventi.
La Canzone Cucinata si pone quale risposta alla crisi di vendite dei Cd. In che modo può sensibilizzare non solo le case discografiche ma anche e soprattutto la gente? Le case discografiche non esistono più. Ormai si va in classifica vendendo poche centinaia di dischi alla settimana. Questo sistema di produzione avrà ancora un futuro soltanto in una chiave non convenzionale.

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