Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Fiaschi Laura - L'oggetto sensibile

 

L'oggetto sensibile


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto courtesy Gumdesign

Inventiva e rigore, ironia e sentimento, gioco e professionalità. La collaborazione tra Laura Fiaschi e Gabriele Pardi, architetti e designer, nasce sotto il segno di una complementarietà creativa che, come in una moderna alchimia, riesce nella magia più difficile e ambita: dare vita alla materia.
Nel nome Gumdesign risuona già il concept del “duo”: un’unica filosofia comunicativa elastica e flessibile, in grado di adattarsi alle realtà diversificate di un’azienda e di seguire il lavoro nella sua globalità, dal disegno grafico del marchio, alla progettazione tridimensionale degli spazi, alla produzione industriale dei singoli oggetti, in un insieme ordinato e collegato che assicura alla ditta un’impronta definita e un’immagine coordinata chiara ed univoca.
Minimi, dialoghi immobili nasce dalla proposta lanciata a cinque importanti aziende di realizzare una collezione di nuovi prodotti su disegno di Gumdesign, appositamente per l’allestimento al Macef 2011 nell’ambito del salone-laboratorio AbitaMi.
L’allestimento è descritto dagli autori come «...atto senza parole, come accade nella pièce di Samuel Beckett, un’esplorazione trasversale dell’oggetto visto come elemento ‘mimico’, capace di comunicare emozioni e contenuti/dialoghi attraverso l’immobilità ed il silenzio». Formato dagli stessi oggetti in mostra, questo allestimento “ecosostenibile” non ha generato alcun rifiuto e rimarrà nella memoria grazie alla stampa di un libro-catalogo ricco di contributi di importanti giornalisti ed esperti di design. Ogni collezione è pensata come trasposizione e osmosi tra persona e oggetto: in quanto emanazione del corpo e della mente, l’oggetto si anima ed assume aspetti caratteriali umani. Per Vilca di Colle val d’Elsa, Gumdesign ha disegnato i Calici caratteriali, linea di calici da degustazione che ha aggredito il mercato con un successo mediatico, culturale ed economico legato in parte al fascino intrinseco del cristallo, in parte all’idea geniale ed ironica che aveva già prodotto il famoso calice Swing: reinterpretare i tradizionali calici da degustazione con piccole trasformazioni che gli conferiscano una “sensibilità” umana, rendendoli da esclusivamente funzionali a comunicativi, da semplici contenitori a contenitori di emozioni.
Lontani da forme astruse fine a se stesse, i calici caratteriali sono concepiti per una degustazione reale del vino e mantengono fisionomie acquisite che si adattano alle varie tipologie enologiche; il loro design non si allontana dunque dalla cultura della tavola e della convivialità, anzi ne è al servizio e funge da catalizzatore di reazioni sociali e culturali.
«Nel caso di Estroverso, già Swing -spiegano Laura e Gabriele- una modifica del piede dota il calice di un moto autonomo di oscillazione nel momento in cui si versa il vino, liberando così il degustatore dall’impiccio di un gesto che appare un po’ affettato se spogliato della sua solennità contestuale». Generando ironia ed apprensione per il timore che si incrini, l’oggetto impone attenzione su di sé e offre spunto per “estroversioni” tra i commensali. Il calice introverso si presenta capovolto e inserito nella sua caraffa, l’altruista ha sul bordo un beccuccio per condividere il vino, l’ambiguo varia la decorazione, il conservatore si può chiudere con un tappo di sughero, il rilassato agevola l’assaggio, il passionale si sdoppia in due calici con le coppe inclinate l’una verso l’altra.
Un simile trasferimento osmotico persona-oggetto caratterizza anche le altre collezioni: gli “Strati temporali” in marmo traspongono le esperienze che ci attraversano nel tempo; i vasi-visi hanno “Espressioni quotidiane”; i “Piani anatomici” suggeriscono una dimensione interna e segreta; le cornici in argento generano “dialoghi e monologhi” con l’immagine riflessa. «Che si tratti di arte o di produzione industriale ha davvero poca importanza. Quel che credo di sapere è che si tratta di una musica eseguita in duo da esperti musicisti che non soltanto sanno compensare le loro manchevolezze, ma si spingono più avanti, fino a raggiungere, per usare le parole di Goethe, una superiore armonia, in sommo grado piacevole e deliziosa» (Luigi Lazzerini, in Minimi, Dialoghi immobili).

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