Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Iosa Guido - Vino e libertà

 

Vino e libertà


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto di Vito Corvasce

L’Osteria della Miseria si trova in una piccola frazione di Gabicce all’interno del Parco Naturale del Monte San Bartolo, nota come Vigna del Mare. Non male per un locale in cui il vino è protagonista e l’oste rende merito a un nome che è tutt’uno con la sua funzione, ovvero luogo preposto all’ospitalità. L’Osteria della Miseria è un’osteria allo stato puro, libera da accondiscendenze formali e da inquinamento da cappuccini, bibite alla cola, vodka aromatizzata o altre “varie amenità del bar moderno”, come recita la programmatica scritta sulla bacheca del vestibolo. Ricavata dalle stanze di una casa colonica lasciate sostanzialmente intatte, l’Osteria della Miseria allieta i suoi avventori da un bel numero di anni e della casa ha il calore, l’atmosfera, la personalità e la mutabilità degli spazi, che formano un ambiente tutt’altro che inamovibile, ma passibile di trasformazioni nella fisionomia in base alle esigenze o all’umore dell’oste e anfitrione Guido Iosa. Le pareti sono tinteggiate nei toni caldissimi di arancione e rosso scuro, le luci a incandescenza sono soffuse al punto giusto, i comodi tavoli in legno sono contraddistinti da un proprio nome: angolo, palco, vetrata, rosa, cactus, buio, presidenziale, privé.
Durante l’inverno una stufa a legna al centro della sala più grande riscalda animi ed ossa, mentre una terrazza immersa nel verde del parco invita a godersi all’aperto le serate estive.
Strutture e arredi come colonne, rientranze e dislivelli, tele, piante e strumenti musicali, formano sale differenziate e caratterizzate come “angolini più o meno nascosti”, con relativo punto di vista sul locale, sugli ospiti, sul “tavolo dei conti” e soprattutto sulle pareti rivestite di fotografie di celebri musicisti e di quadri di artisti locali o legati al territorio, ai quali l’oste dedica periodiche mostre.
Come si legge sul menu, l’osteria «è un posto dove si chiacchiera, si straparla, ci si confessa, si legge, si gioca a carte, si flirta, dove si fanno discussioni infinite sull’acqua calda, dove si beve vino, dove si può mangiare qualcosa, dove si fa musica». Tra parole, arte e musica, il padrone di casa guida i suoi ospiti nella scelta tra i numerosissimi vini e le proposte dello chef, poche ma buone, una per una frutto di ricerca, di studio e soprattutto di assaggio prima di essere serviti.
Il menu cambia giorno per giorno, a seconda di ciò che offrono la stagione e il mercato. Compatibilmente con la disponibilità, alcuni piatti sono quasi sempre presenti, come la Tagliata di piemontese de La Granda e le Crostate alla marmellata di Ercoles di Cattolica, oltre naturalmente alla Selezione di formaggi della Fattoria della Ripa di Orciano (PU), il Prosciutto di Parma stagionato 24 mesi da Elidio Boschi a Langhirano (PR) e la Selezione di salumi senza conservanti di Pacifico Lucaioli, norcino di Chiaravalle (AN).
La cantina, definita «un luogo dove riposano tesori che aspettano solo il momento giusto per... finire in un bicchiere», sorprendentemente ricca e sempre in evoluzione, annovera finora oltre 300 referenze tra i migliori vini locali, nazionali e internazionali. L’aria conviviale, semplice e libera, è confermata da due originali iniziative. Se avanza della carne nel piatto o del vino nella bottiglia, ci si porta a casa la “doggy bag”, e se si desidera improvvisarsi chef per parenti e amici, qui si può fare.
Per la miseria, che osteria!

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