Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Marcantognini Enrico - C'era una volta Bulen

 

C'era una volta bulen


Testo di Arianna Mariani
Foto di Vito Corvasce

In una palazzina costruita negli anni Venti da Giuseppe Pritelli e sua moglie Elisa Molari oggi c’è un locale che risveglia prontamente i ricordi. È un ristorante un po’ bistrot e un po’ osteria, perché fatto di frammenti di un recente passato sia francese che dei nostri luoghi. Storicamente sede di uno dei primi negozi-empori della città, veniva usato per il commercio della biancheria da casa, per le... ’vecchie cose da corredo.’
L’atmosfera intima che si respira in ogni angolo di Bulen è frutto di un lavoro appassionante e appassionato nato da un’idea-progetto di Michele Pritelli (ultima generazione) e che poi l’intera famiglia Pritelli ha svolto, creando un forte legame con l’attività degli avi.
Il ristorante si presenta come un patchwork di reminiscenze, di tessuti, di suppellettili e oggetti di modernariato che accendono la memoria. In collaborazione con un decoratore d’interni, Raffaella Pritelli, sorella di Michele, ha svolto un ampio lavoro di ricerca per la parte dei tessuti e delle suppellettili. Ha utilizzato stoffe recuperate da cassapanche, vecchie tele materasso, cotoni francesi del primo Novecento a motivi floreali; ha selezionato piastrelle spaiate dai colori vivaci e dai disegni antichi per la parte della cucina a vista. Lasciando nudi i tavoli dalla bella fattura lignea, ha predisposto un’apparecchiatura all’americana sulla carta paglia, con posate e piattino del pane in argento, arricchendo i deschi con candelabri in ceramica, alzatine in vetro e brocche decorate.
Tutti gli oggetti sono diversi gli uni dagli altri ma la sintonia è perfetta. Alle pareti quadri della collezione di famiglia. Il mobilio e la cappa della brace, unico piano di cottura posizionato in sala, sono stati fatti costruire da artigiani locali ma progettati dal padre di Raffaella. Un televisore ‘Geloso’ degli anni Cinquanta, un’affettatrice d’epoca, vecchie caffettiere moka, i tegami appesi: tutto posizionato fintamente a caso e con una ingannevole funzione puramente decorativa. In verità, tutto funziona e viene utilizzato per l’uso di destinazione. È un luogo delicato, nostalgico.
A completare la poesia del luogo, il bagno e l’anti-bagno: il primo, una piccola serra-gioiello adornata da specchi rotondi incorniciati e romantiche gabbiette per uccellini; il secondo, una mini galleria d’arte, con disegni a carboncino e dipinti murari firmati Borgese 2006.
In cucina Enrico Marcantognini, attuale gestore di fatto, per conto dell’intera famiglia Pritelli che si riserva la conduzione burocratica del ristorante. Enrico nasce come cadetto di Lucio Pompili, chef- patron del ristorante Symposium Quattro Stagioni, a Cartoceto di Pesaro (PU), personaggio poco premiato dalla critica ma di effettivo spessore nel panorama eno-gastronomico territoriale. Successive esperienze in Italia e in Europa (principalmente a Monaco e Copenhagen) danno ad Enrico l’opportunità di affinare le tecniche di lavorazione. Da Bulen, però, si accorge di dover fare un percorso a ritroso: il genere di cucina che richiede una tradizionale osteria di riviera, intrisa di reminiscenze, si discosta spesso dalle moderne tecniche di cottura. La base della sua cucina è la tradizione, alleggerita nel gusto e rivisitata nella presentazione.
Nel menù di Bulen non mancano mai i cappelletti in brodo e le tagliatelle al ragù, ma anche piatti di carne, pesce e verdure, sempre di stagione e di raccolta locale. La materia prima è lavorata poco e come vuole la tradizione. Pasta, pane e dolci sono fatti in casa.
In questi ultimi i ricordi personali di Enrico: nel dolce Latte, Plasmon e rum la sua nostalgia per i biscotti dell’infanzia, nella Crema di caffè con granitina al Varnelli una sorta di madeleine, evocata dal delizioso distillato all’anice di Macerata.
Dopo il tourbillon di ricordi che accompagnano il pasto, stimolati dalla vista e dal gusto, una domanda sorge spontanea: ma cosa significa Bulen? È un soprannome di famiglia, come si usava una volta, talmente datato che la famiglia Pritelli non ricorda più il motivo per il quale venne loro affibbiato.
Raffaella Pritelli è titolare della boutique Tessuti d’epoca, in via Marx 7 a Cattolica (RN). Nella sua galleria espositiva espone porcellane, vecchia biancheria da corredo, articoli di antiquariato, ceramiche e una ricca collezione di tessuti vintage e homespun. Realizza decorazioni con carte da parati d’epoca e patchwork. Le sue creazioni sono pezzi unici capaci di portare nelle case di chi li acquista quel tocco in più che solo le cose cariche di storia posseggono, unitamente alla freschezza e all’originalità della loro nuova veste.

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