Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Morita Kenji - !Echa vino, tabernero!

 

!Echa vino, tabernero!


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto di Margherita Cenni

La prima, esplosiva fase della diffusione dei bar de vinos ha visto il moltiplicarsi di locali con una interessante, anche se limitata, offerta enologica, accompagnata da piccoli assaggi. In proporzione all’arricchirsi della cantina nei ristoranti tradizionali, l’offerta gastronomica dei wine bar è recentemente cresciuta, e Madrid si trova oggi immersa in una nuova tendenza che riprende, rinnova e amplia il concetto stesso e la pratica del tapeo, fonde il tradizionale con nuove influenze e tecniche di cucina, e propende per una carta di vini sempre più raffinata e versatile. In una di quelle zone del centro di Madrid fatte di stradine tranquille, ma dove, a ogni passaggio, si scopre qualche nuovo dettaglio, si trova il ristorante Taberneros. Perfettamente inserito nella nuova attitudine cittadina, Taberneros offre il valore aggiunto di una carta di vini impressionante nella qualità non meno che nella quantità, e prodotti selezionati in base ai principi di tracciabilità e stagionalità.
Dà il benvenuto una facciata in pietra incorniciata da imposte in legno verniciato di rosso intenso, mentre all’ingresso si è accolti subito dall’elegante bancone al centro della sala, che riprende la stessa tonalità di colore e lascia intravedere la minuscola cucina. Appena più spazioso rispetto ai consueti bar de vinos madrileni, Taberneros ospita una decina di tavoli, con relative sedie in stile rustico. La presenza prevalente del legno, i colori caldi che ricoprono pavimento e soffitto, le pareti in pietra a vista e il tenue punto di illuminazione danno all’ambiente un’atmosfera intima e accogliente, alla quale la geometria essenziale delle scaffalature e le linee moderne di piatti e bicchieri conferiscono anche tono ed energia. Protagoniste assolute della sala sono le bottiglie di vino, letteralmente esibite nell’enoteca che occupa un’intera parete del locale.
La cucina, innovatrice senza affettazione, è diretta da Alberto De La Fuente e dal giapponese Kenji Morita, creatori di piatti eclettici in cui fondono con originalità ed equilibrio sapori della gastronomia spagnola, araba, francese e, ovviamente, nipponica. Le proposte più invitanti spaziano da un tipico Salmorejo, versione cordobese del gazpacho, alle Samosas di verdure con guacamole, dalle frittelle di gamberetti al Queso mozarabe de habetas y alcachofas con tallarines de sepia, dalle melanzane con miele alle specialità Tataki e Ojos de Dragón. Secondo il principio della 'cucina di mercato', l’ideale è sempre scegliere tra i suggerimenti del giorno.
Del vino si occupa Fernando Muñoz Coque, sommelier tanto anticonformista quanto esperto (finalista in diverse occasioni nel concorso La Nariz de Oro), in grado di assecondare le preferenze dei clienti ma anche di sottoporli a suggerimenti inconsueti e prove d’autore, e soprattutto capace di “raccontare” ogni singola bottiglia di vino. La ricchissima cantina annovera più di 300 etichette nazionali e internazionali, dalle più celebri alle meno conosciute, con un particolare riguardo per le regioni vitivinicole francesi di Champagne e Borgogne. Interessante anche la proposta di nuovi vini come Translanzas e Hisenda Miret, da Tempranillo il primo, da Garnacha il secondo.

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