Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Nanni Stefano - Aperto tutti li santi giorni

 

Aperto tutti li santi giorni


Testo di Arianna Mariani
Foto di Francesca Martino

Stefano Nanni, proprietario dell’Osteria der Pavone, che si firma ‘Stefeno’ e che sprizza romanità dai pori (ragguardevole e mai burina!), ci ha aiutato a redigere l’articolo, buttando giù du righe con sagace savoir faire. Il suo locale è situato in un vicoletto -via del Pavone- a due passi da via dei Banchi Vecchi, nel tratto in cui si erge l’edificio che per un breve periodo della prima metà del XV secolo ospitò la Zecca. L’Osteria sembra che fosse un’antica stalla eretta su colonne romane di cui sussiste un’importante testimonianza proprio nella cantina.
Pur mantenendo intatta la naturale vocazione popolare del luogo, necessario - ma attento - è stato il restauro della location, che ha reso ancor più ospitale l’ambiente: travi a vista scialbate per il soffitto, volte e coperture a guscio di una semplicità elegante, battenti in legno rafforzati da ferro battuto per porte e portone d’ingresso. Il color ecru tinge delicatamente le pareti delle sale su cui sono appese vecchie targhe pubblicitarie, ardesie con menu, tele e modellini di motori. Lampade a bulbo, dal design nostalgico, pendono senza fronzoli dalle travi lignee monocrome. I tavoli in legno massello e le sedute impagliate contribuiscono ad infondere la convinzione che ci si trova in un posto solido.
Ma che se magna? “L’osteria romana con la massificazione turistica ha perso parecchio della sua tradizionale onestà culinaria. Il nostro intento era quello di riproporla in tutta la sua genuina bontà, concentrando lo sforzo iniziale sulla ricerca di quegli ingredienti necessari per la buona riuscita dei piatti ovvi ma perduti. C’è un paese che si chiama Guardea, situato nella comunità montana dell’Amerino (Umbria) - poco distante dalle tradizionali rotte turistiche - che produce prodotti artigianali di altissima qualità. Ci sembrava naturale partire da lì. Un olio d’oliva eccezionale, guanciali profumatissimi, un Orvietano rosso Sangiovese accattivante... E poi c’è Marioara, la cuoca che miscela tutti gli ingredienti sapientemente e sforna prelibatezze quotidiane. Da non perdere la Cacio & Pepe con i tonnarelli acqua e farina e gli Gnocchi al ragù, serviti con stracciatella di Andria e noci. La cucina è tipica del territorio ma sconfiniamo con molto piacere! ... E non manca il pesce, presente almeno un paio di giorni a settimana. La pasticceria è tutta nostra; una nota particolare merita il Tiramisù casereccio, la cui cremosità attira gente anche dai paesi vicini o meglio: ce vengono da fori!”. Non abbiamo osato aggiungere nulla alle venerande parole di ‘Stefeno’ perché “A la fija de la vorpe nun je ‘s ensegna a tana”.

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