Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Ottaviani Claudia - Passo a due

 

Passo a due


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto di Ottaviani & Margherita Cenni

I tesori più preziosi -aggiungendo un tocco di filantropia alle parole di Wilde- non sono che virtuali se restano nascosti, il mistero diventa reale e godibile solo una volta rivelato. Sembra sia appannaggio quasi esclusivo dell’arte rendere visibile agli occhi dell’umanità il mistero della vita, della natura, dell’anima, e missione dell’artista trovare nelle sofoclee “innumerevoli meraviglie del mondo” apparentemente nascoste, corrispondenze, sezioni auree, mondi che celano in sé altri mondi e altri ancora, all’infinito, perfetti, armonici e razionali, ideali a illuminare ogni realtà fino all’enigma stesso della creazione. Che può celarsi ovunque, nelle conchiglie, nelle galassie, persino nei tartufi. Il ruolo di questi ultimi era forse insospettabile fino al novembre 2011, quando, in occasione della 46a Fiera Nazionale del Tartufo, l’agenzia pesarese In.Pu.t in collaborazione con il Comune di Acqualagna commissiona alla designer orafa Claudia Ottaviani la realizzazione di un gioiello ispirato al tartufo per farne dono a Massimo Bottura e Mauro Uliassi, ospiti della manifestazione gastronomica, con l’obiettivo di coniugare la preziosa risorsa locale e il talento di chef tra i più creativi in Italia al pregio della lavorazione artistica di una originalissima interprete del gioiello contemporaneo.

Selezionando i piccoli tartufi in un laboratorio del comune marchigiano, Claudia Ottaviani sceglie come modello un tartufo nero e, trattando il tuber al pari di un’agata, ne taglia una sezione sottilissima, scoprendo nella trama un intero paesaggio. Nella superficie interna vede la roccia liscia della Gola del Furlo e nella scorza il profilo frastagliato delle asperità della montagna, e ancora le anse del fiume, i prati e le colline di quell’angolo marchigiano di mondo che dà vita alla delizia sotterranea. Lungi da una convenzionale riproduzione “a forma di”, l’artista prende spunto dalla sezione del tartufo, aurea anch’essa in qualche modo, o meglio argentea, nella sua metamorfosi in una coppia di gemelli da polso nel prezioso metallo bianco, con la superficie piatta e liscia lucidata a specchio e il bordo lasciato grezzo. Al pari di altri suoi gioielli, pensati “in grande” come sculture o monumenti, il monile donato ai due chef è un’architettura naturale in miniatura, e rappresenta il virtuosistico “passo a due” nella coreografia di creazioni confluite nella Collezione Tartufi, costituita esclusivamente da gemelli da polso.
Suggerisce all’orafa l’idea dei gemelli, gioiello prettamente maschile, l’immaginario che associa il tartufo all’uomo, pensato come buongustaio e spendaccione, ma la scelta incontra inaspettate corrispondenze, curiosamente imperniate sul tema del doppio. I destinatari del dono sono due, legati da profonda amicizia e dialogo professionale come “gemelli diversi”, autori al Salotto del Gusto di una coppia di piatti per i due tipi di tartufo, il Magnatum Pico e il Nero Pregiato. Ma la coincidenza che più sorprende è l’esistenza in natura di “tartufi gemelli”, ancor più preziosi perché rarissimi e la cui scoperta è considerata di ottimo auspicio.
Richiami e suggestioni dualistiche si riscontrano nel percorso creativo stesso di Claudia Ottaviani, a cominciare dalla condivisione di ricerca e vita con il designer Lorenzo Gennari.
Frutto d’innovazione progettuale, contaminazione con ogni forma d’arte contemporanea e confronto con artisti internazionali, da Mimmo Rotella a Hsiao Chin, da Cesare Fullone a Philip Tsiaras, l’opera di Claudia Ottaviani spazia tra gli estremi di emozione e rigore, mantenendosi in equilibrio dialettico tra interpretazione dell’altro ed espressione di sé.
“Dai miei lavori emerge la mia personalità, ma non mi ritengo un’artista tout court che realizza oggetti immettibili o fa solo provocazione. C’è gioco e sperimentazione nei miei gioielli, ma il design è anche interpretare il committente e lasciare all’oggetto la sua portabilità”.
La doppia tensione tra arte pura e design comunicativo, tra approccio emotivo e linguaggio lineare, accompagna la carriera artistica di Claudia Ottaviani dalle architetture ricercate, ricche di virtuosismi tecnici, geometrie, scanalature, fino alle creazioni più recenti che vedono una notevole semplificazione delle forme, come la collezioni “Sfera” e “Barretta”, linee essenziali rese dinamiche e giocose da gocce, palline e piccoli perni.
In ogni gioiello pensato per dialogare con il corpo che lo accoglierà, Claudia Ottaviani scrive le proprie forme e la propria intimità, instaurando una relazione duale che rivela il desiderio di essere “letta”. Quando questo processo interpretativo bilaterale si verifica, si realizza la comunicazione, l’incontro di scrittura e lettura, il momento in cui vedono la luce eccezionali pezzi unici in grado di esprimere il lato prezioso della contemporaneità. Come affermava Carlo Scarpa, “il valore di un’opera consiste nella sua espressione: quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto”.

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