Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Rossi Fabio - Vita e vite a San Patrignano

 

Vita e vite a San Patrignano


Testo di Romina Angeletti Agnoletti
Foto di Gabriele Bertoni, Roberto Masi, Vito Corvasce

Il ristorante Vite è il nuovo biglietto da visita di San Patrignano. Vite, come la pianta che riveste la collina di Monte Pirolo, come le esistenze dei ragazzi al centro di questa proposta educativa, come la svolta di queste persone che da emarginate possono ritrovare qui l’entusiasmo e la voglia di cambiare. È un segno di apertura totale della comunità verso il mondo esterno: la cucina non ha barriere, ma è completamente a vista da ogni angolo del ristorante, anche dal primo piano perché la zona centrale è a doppia altezza. Gli ospiti possono seguire le fasi di cottura e preparazione dei piatti stando seduti al proprio tavolo. Perfino sul pavimento vi sono dei tagli ricoperti da vetro che permettono una comunicazione visiva con la cantina sottostante. Tra le dodicimila bottiglie di pregio che riposano nel seminterrato è ricavata una cella di vetro per un’insolita sala da pranzo con tavolo imperiale. Il ristorante è collocato in un edificio restaurato, soggetto a vincolo paesaggistico, che ha condizionato il progetto e ha richiesto uno sviluppo verticale su tre livelli per le cucine, il bar e la sala. Il designer Stefano Rossignoli ha scolpito la forma, lo chef Fabio Rossi ha fornito la sostanza con il suo impegno per creare un ristorante di qualità, usando le materie prime della stessa fattoria. Una sfida di collaborazione stretta e necessaria con i produttori di ciò che lui stesso avrebbe elaborato, una scommessa per la formazione di ragazzi che nulla sapevano in materia enogastronomica. Lo chef ha formato la sua brigata, ma questo gruppo è in continua evoluzione, perché non ci dobbiamo dimenticare che siamo pur sempre in una comunità di recupero. Ma proprio il lavoro nel ristorante fornisce un confronto diretto con il pubblico: si ha così una verifica quotidiana che non può avere sbavature o incertezze. Sulle prime colline riminesi, tra quasi 100 ettari di filari di viti, si trova il nucleo originale della comunità di San Patrignano. Qui ogni persona può accettare il suo passato e ricominciare, impegnandosi in qualcosa di concreto. E cosa c’è di più reale del contatto con la terra? Coltivare gli uliveti, vendemmiare nei vigneti, allevare mucche o cavalli costa impegno, tenacia e può davvero aiutare chi vuole tornare a vivere. Ma se oltre la fatica, l’ambiente di lavoro è gradevole, il risultato non può che essere migliore. La cantina è collocata all’interno di un casale in mattoni faccia a vista: un contenitore tradizionale per una fabbrica moderna da cui partono circa 450.000 bottiglie l’anno. Nei moderni silos in acciaio iniziano la maturazione il Vite, l’Aulente rosso e bianco, il Vie, il Noi e l’Avi, dedicato al fondatore Vincenzo Muccioli. Il salottino di accoglienza con il lampadario disegnato dai ragazzi della comunità. Ogni vino è ricavato dalla sapiente miscela dei pregiati vitigni coltivati come il cabernet sauvignon o il merlot. Ciascun nome ha una storia e anche le etichette, in particolare quella di Avi, che ogni anno è dipinta e donata da un famoso pittore. Le grandi botti riposano sotto volte di pampini acquerellati nei colori autunnali e tra loro è incastonata una sala degustazione, una cella di vetro impreziosita da punti luce che escono da un’armoniosa combinazione di calici e ballons appesi al soffitto. Le sale di accoglienza per i visitatori hanno due lampadari a discesa, immensi grappoli d’uva con acini di vetro in vari colori. Anche il loro disegno è stato realizzato dai ragazzi della comunità. I loro volti si ammirano alle pareti negli scatti del fotografo Ramak Fazel. Da sei anni, all’inizio della primavera, nella comunità di San Patrignano si vive “Squisito!”, l’unica manifestazione agro-alimentare al mondo con il patrocinio delle Nazioni Unite. I prodotti del territorio, l’attenzione a qualità, stagioni, salute e costi, per un consumo alimentare più responsabile e sostenibile sono i cardini attorno a cui ruota l’incontro tra le eccellenze italiane e non solo. È la festa del buon cibo: di chi lo produce, di chi lo consuma, di chi ha voglia di incontrarsi per condividere la propria passione e mettere in comune le proprie conoscenze. Nel “Villaggio degli Artigiani” si respira aria di equità e sostenibilità: ben 120 stand dei migliori artigiani del cibo danno vita al mercato per antonomasia, dove è possibile acquistare direttamente dai produttori più virtuosi le bontà del Buonpaese. Qui si incontra chi in tutto il mondo crede nello sviluppo alternativo come strumento per combattere droga, narcotraffico e povertà. L’appuntamento più elegante è senza dubbio “Déjeuner sur l’herbe”: un vero e proprio pic nic sull’erba con accompagnamento musicale, impreziosito dal menù pensato e preparato ogni anno da quattro chef di alto rango. Per questa edizione i protagonisti sono stati Fabio Rossi (Ristorante Vite), Massimo Bottura (Osteria Francescana), Valentino Marcattilii (San Domenico) e Vincenzo Cammerucci (Lido Lido). Il loro contributo non si conclude qui, dato che Cammerucci e Marcattilii hanno tenuto delle lezioni di cucina interattiva per la “Giostra dei cuochi”: un faccia a faccia con il proprio pubblico in cui si possono chiedere informazioni, consigli e cercare di scoprire i segreti del mestiere.

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