Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 


Giovanni Scafuro è nato a Napoli e si è formato giovanissimo nelle botteghe degli artigiani del centro: ceramisti, fabbri, falegnami dai quali ha appreso l’arte sapiente del lavoro manuale applicata ed utilizzata da lui per progettare e realizzare complementi d’arredo.
Oggi nel suo atelier dal sapore bohemien quasi ci si perde nell’insieme dei suoi manufatti: oggetti di uso quotidiano, lampade, sedie, tavoli, gioielli a cui Giovanni ha dato una nuova veste che, come lui stesso dice, “rappresenta solo un momento, un cambiamento di rotta nella vita dell’oggetto stesso.”. Il riciclo, il recupero sono una costante del suo continuo processo di sperimentazione.
Seduti su un divano anni settanta, attorniati dalla sua cospicua produzione, non è difficile capire qual è il suo vero grande amore perché ci circonda, è ovunque e ci guarda ironica, divertente, pungente: una forchetta rivista in mille modi diversi.
Utilizzata come limite per contenere e bussola per orientare la sua ricerca.
Giovanni ne ha fatto una linea di design, FORKINPROGRESS, che comprende gioielli dalle forme essenziali ed evocative, collier, bracciali e anelli d’argento in cui le forchette si attorcigliano come edera o minuti ciondoli portafortuna, racchiusi in ampolle di vetro.
Ma anche complementi per la casa come la lampada Babele, un austero cilindro di luce o Aro' nfizz', prezioso servizio da caffé in ceramica e alpacca in cui le forchette si trasformano in mani che ghermiscono le coppe bianche.
O ancora la serie di specchi, Giotto e Random, progettati utilizzando residui di lastre di plexiglass, ultimo materiale frontiera della sua sperimentazione, dal quale ha preso vita anche una nuova linea di bracciali scomponibili dai colori acidi e le forme ironiche che, neanche a dirlo, ha il nome di Plex-Fork, realizzati con scarti di plexiglass.
Oggetti e materiali sono per Giovanni fonte inesauribile di letture e interpretazioni, al punto che la sua produzione è in continuo divenire, in progress, appunto.

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