Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Scafuro Giovanni - Fork in progress

 

Fork in progress


Testo di Paola De Simone
Foto courtesy Giovanni Scafuro

Un estro creativo tipicamente partenopeo e una vera grande passione per la forchetta. Non c’è posata che non attiri l’attenzione di Giovanni Scafuro per essere ripensata, rimodellata, “liberata dal suo uso quotidiano”. Artista, hand designer, o semplicemente artigiano, Scafuro, nato a Napoli, da due anni lavora a Milano nel suo studio vicino Porta Genova. Il connubio tra lui e la forchetta, che ha dato vita al progetto “Forkinprogress”, in realtà inizia circa venti anni fa, per caso, quando di fronte ad uno degli oggetti più comuni delle nostre case sentì l’irresistibile impulso di dargli una “nuova vita” e una “nuova funzione”. “La forchetta è il simbolo della mia ricerca - dice il designer - è ormai la mia bussola”. Un oggetto di affezione perché “mi rimanda al passato e alla mia esperienza di cuoco”, ma anche una cifra stilistica ben precisa: “di solito – dice Scafuro - gli artigiani scelgono come filo conduttore per il loro stile un preciso materiale o una tecnica particolare, io, invece, ho scelto una forma. I materiali e le tecniche ruotano attorno a questa forma che è ormai il mio simbolo distintivo”.
Nel suo processo creativo Scafuro supera l’intuizione delle famose “forchette parlanti” del maestro Bruno Munari, che alla fine degli anni ‘50 creò con questo utensile un originale linguaggio dei segni, per dar vita ad una sua personalissima posateria dell’immaginario. Una collezione che introduce nelle tavole dei ristoranti con cui collabora una dimensione esperienziale nuova, legata al gioco e all’ironia mai banale. Le forchette di Scafuro infatti diventano spesso occasione per originali e ricercatissimi happening. “Fork it”, è uno degli ultimi eventi realizzati a Napoli in collaborazione con lo chef del ristorante La Stanza del Gusto e presto in programmazione anche a Milano. Una mostra sotto forma di cena, sette portate associate a sette singolari posate: dalla “forchetta per rubare il buffet” che arriva fino al piatto del vicino, al “pennino da caffè” che condisce mentre scrivi, fino al “cucchiaio con fori per chi non vuole il brodo”.
“Le cene a tema – conclude Scafuro - nascono sempre da un connubio tra le mie posate e la fantasia dello chef, che reinventa piatti della tradizione”. Protagonista assoluta è lei, la forchetta, non più oggetto statico, ma strumento che aiuta la portata ad esprimersi al meglio e musa ispiratrice per chef poco convenzionali.

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