Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Sorrivas Federico - Vino al vino

 

Vino al vino


Testo di Francesca Guidoni
Foto di Vito Corvasce

“Il profumo, il sapore, l’incanto ultimo e individuale di un buon bicchiere di vino, si identifica in definitiva, con un quid che sfugge a qualsiasi analisi scientifica”. Queste le parole di Mario Soldati scritte in “Vino al vino”. E Andrea Rignoli le ha fatte sue nella nuova iniziativa “In Vigna Veritas”, una realtà distributiva di vini naturali, scelti e selezionati personalmente tra i piccoli produttori di tutta Italia. Il progetto nasce pochi anni fa dalla passione che Rignoli ha sempre affiancato al mestiere di ristoratore. La sua “casa base” è all’interno del Borgo di Casteldimezzo, il ristorante La Canonica, aperto dopo una lunga esperienza nel servizio di sala in locali prestigiosi tra cui il San Domenico di Imola. Da sempre interessato all’unione dell’arte culinaria con la cordialità e l’arte dell’accoglienza, elementi secondo lui imprescindibili, sostiene l’importanza di una carta menù con pochi piatti, per proporre ingredienti freschi e mantenere nel tempo uno standard di qualità alto. Nel 1994 apre il ristorante, prima a Cattolica e dal 2000 nell’attuale collocazione a Casteldimezzo, dove sono proposti, per la prima volta nella zona, abbinamenti tra un menù del giorno di mare o terra e una degustazione di tre qualità differenti di vino. Nel suo locale Rignoli fa cultura educando i suoi clienti alle diverse tipologie di vino e alle caratteristiche che lo contraddistinguono; insegnando la corretta degustazione per apprezzare le differenze enologiche, conduce l’avventore fuori dalle scelte convenzionali delle guide e tenta di smitizzare l’idea comune sul vino, cercando di abbattere l’approccio timoroso che si ha verso questa bevanda. E il vino di produzione naturale permette una degustazione autentica, perché sono ancora riconoscibili nel gusto, nel profumo e nella colorazione le qualità del vitigno, del terroir (termine francese che indica il legame tra la peculiarità del terreno, il clima e le peculiarità enologiche di ogni singolo territorio) e dalla lavorazione prima dell’imbottigliamento. “La terra ha una sua profonda verità: ripulire un vino da ciò che apparentemente sembra un’asprezza o una rusticità, lo rende commerciabile e vicino al gusto convenzionale, ma gli toglie l’anima”. L’interesse per il vino e la ricerca della massima qualità, hanno portato Rignoli a conoscere le produzioni di vino naturale e l’agricoltura biodinamica. Nata negli anni Venti è un metodo di coltivazione teorizzato dal filosofo tedesco Rudolf Steiner, che indicava dei sistemi sostenibili come metodo di produzione agricola nel rispetto dell’ecosistema, considerando come un unicum il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. Questa esperienza e la difficoltà di reperibilità di vini naturali e biodinamici italiani, ha creato le condizioni per la nascita del progetto “In Vigna Veritas” con un catalogo di circa sessanta etichette di piccole aziende che producono vino senza l’uso di correttivi enologici. A questo punto il ristorante diventa il palcoscenico di un’iniziativa unica nel suo genere, mantenendo il ruolo di cantina e punto di incontro tra il privato o l’esercente e Rignoli. Il nome “In Vigna Veritas” è stato scelto per sottolineare l’importanza della cura dalla coltivazione della vigna fino alla lavorazione finale.
“I vini naturali hanno la necessità di essere raccontati e spiegati” continua Rignoli. E questo comporta un rapporto di fiducia tra il consumatore e il produttore; il tempo diventa protagonista per dare spazio al dialogo e al confronto, per assaporare con piacere un bicchiere di vino che ricorda il sapore di altri tempi. Infatti la necessità fondamentale di questi vini è che siano presentati da un ristoratore competente che ne spieghi le caratteristiche.
Anche l’immagine scelta per la comunicazione del marchio segue la stessa filosofia: smitizzare e svecchiare è l’idea che è alla base di tutto il concept grafico curato da Gianfranco Genga della Modulstudio di Pesaro. Il mondo delle enoteche è caratterizzato da immagini ridondanti e spente sui toni dei neri, dei blu, dei rossi bordeaux e dei beige. Per non appesantire l’impatto visivo e creare un giocoso contrasto con il nome latino, la veste di “In Vigna Veritas” si presenta effervescente e spiritosa. Casette colorate, bicchieri e bottiglie stilizzate come fossero disegnati da un bambino, si differenziano a colpo d’occhio sugli scaffali per i colori sgargianti su fondo bianco, dichiarando dal principio la diversità dei prodotti che rappresenta. Alla domanda: “Perché tutto questo?” Rignoli risponde: “Perché il rapporto tra la terra, il clima e l’uomo contiene in se l’unicità del vino; per rispettare la luce di un vino che deve essere figlio di quell’uva, di quel territorio e di quella determinata annata. E non meno importante per la salute.”

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