Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Tamino Marco - L'Hotel dell'Artiere

 

L'Hotel dell'Artiere


Testo di Pietro Fratta
Foto di Roberto Pagliani

L’Alexander Hotel nasce per diletto. Più precisamente, da un dilettante: così si definisce il Conte Alessandro Ferruccio Marcucci Pinoli, proprietario dell’albergo. Il quale tuttavia precisa che “dilettante” è una parola bellissima, specifica di una persona che si diverte e fa divertire. Con la fantasia dei bambini o degli artisti. Il conte Pinoli si autodefinisce per questo un nano, come l’ottavo che nelle fiabe non appare mai; da qui il nomignolo con cui è conosciuto: Conte Nani. E anche un artiere: un po’ artista, certo, ma anche artigiano. L’Alexander Museum Hotel nasce nella sua attuale identità riflettendo lo spirito d’iniziativa del Conte, il quale lavora da sempre con gli alberghi ed è un collezionista instancabile di opere d’arte. Scartata l’idea iniziale di fare un museo, ha unito l’utile e il dilettevole concependo una struttura ibrida, suggestiva; come la definì Achille Bonito Oliva, “una vera proposta futurista”: ogni suo dettaglio, dall’ingresso all’arredamento fino al parcheggio coperto, diventa uno spazio propositivo, pieno di opere d’arte. Dal basso rilievo di Giò Pomodoro posto nella hall, lunga 15 metri, a opere di Paladino e Chia, si entra in un’unica opera d’arte, composta da 63 stanze, per 75 artisti messi alla prova e altri 25 impegnati nelle varie sale. I corridoi delle camere diventano gallerie museali: ogni porta è a sua volta un quadro che schiude alcove imprevedibili. Il cliente non solo vive in mezzo all’arte, ma vi dorme. L’hotel è un’opera collettiva e viva, contenuta all’interno di un linguaggio architettonico che ne esalta la provocazione artistica mantenendo una chiara pulizia formale: l’architetto Marco Tamino è stata la figura ideale che ha strutturato i sogni del Conte Nani con una progettazione basata su geometrie nette, grandi finestre a tutta altezza sulla facciata che dà alla strada e la realizzazione della piscina tracimante a sfioro con mosaici azzurri posta tra la spiaggia e l’edificio. L’hotel punta su un turismo di nicchia, su una clientela che ami l’arte, per essere un caso d’eccezione nel turismo; ma anche il semplice fruitore deve trovare nella struttura un ambiente stimolante di cui innamorarsi. Le divise del personale sono bianche: lo smoking è stato scartato preferendogli una salopette da imbianchino, lasciando la sensazione che all’hotel vi sia sempre qualcosa di nuovo da costruire. La struttura è aperta a tutti. Anche il ristorante, la cui proposta si basa su prodotti freschissimi, con attenzione alle tipicità gastronomiche locali. I menù non sono fissi: un’idea risultata vincente è stata la proposta costante di carne e pesce, curata Marco Di Lorenzi, 31 anni, giovane chef pesarese.
La cucina italiana è chiaramente la sua passione, benché non nasconda una forte e sana curiosità per suggestioni e culture lontane che attraversa l’Europa e sfiora l’Oriente, dove operano da sempre maestri nel taglio dei cibi. L’hotel, nella sua struttura moderna e all’avanguardia artistica, è l’ambiente ideale per un giovane cuoco, che vi trova una mentalità aperta, una fonte d’ispirazione inedita di colori, idee, espressioni. Ogni ricetta contiene nella forza del loro sapore e nell’essenzialità degli ingredienti scelti un retrogusto di mare, come se arricchita dall’ispirazione che la spiaggia dinanzi offre ogni giorno; e tuttavia un guizzo giocoso ricompone i piatti dello chef Di Lorenzi con una fantasia artistica che insaporisce e addolcisce i cibi: come il suo astice con parmigiano e aceto balsamico. L’Hotel Alexander permette di contestualizzare la cucina come vera fucina d’arte, purché i piatti esprimano una ricerca culinaria continua, tracciata da nuove idee che ne segnino l’evoluzione. In un contesto così variegato, la proposta di un gusto familiare e tuttavia nuovo è una spontanea provocazione che, nella pienezza e morbidezza di un cibo, ottiene un’inaspettata sintesi estetica. Il connubio diviene completo: un’architettura animata al suo interno da un’arte giovane e propositiva, che non fermandosi alla mera suggestione diviene infine anche sapore.

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