Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Vignoli Enrico - Rapsodia faentina

 

Rapsodia faentina


Testo di Giacomo Vitali
Foto © Marco Roncone

“Sorge al tramonto del sabato sera e si dissipa al tramonto della domenica: una cena e un pranzo per un unico tavolo di venti persone” così Raw Magna, giovane associazione di buongustai romagnoli e cosmopoliti, presenta la sua fantastica e proteiforme ‘creatura’: Postrivoro. Evento “saltuario e immaginario”, solo e rigorosamente su prenotazione, Postrivoro nasce dalla “giusta dose di prepotenza didattica, un po’ rude e campanilista” dei fondatori dell’associazione che, nell’ambito dell’enogastronomia, propongono da tempo veri e propri eventi didattici, nonché esperienze culinarie per viandanti del gusto o, come loro stessi amano definire, “gastropellegrini”. «Ci piaceva l’idea di dare vita sul territorio di Faenza a situazioni gastro-favolose che già animano la nostra fantasia collettiva – commenta Simone Ravaioli, vice presidente di Raw Magna e fiduciario della condotta Slow Food di Faenza – per questo anche il nome Postrivoro dà l’idea di una bestia fantastica alla Borges». Una cena per il sabato e un pranzo per la domenica, si diceva, curati nei minimi dettagli da giovani chef stellati, che lavorino in proprio o che provengano da famosi ristoranti europei, o ancora, che siano in procinto di aprirne uno ex-novo. Per Enrico Vignoli, presidente di Raw Magna, Postrivoro è un evento che “riguarda non solo la gastronomia, il mangiare, e non si tratta neppure di un ristorante temporaneo” ma è, soprattutto, un incontro tra persone sempre diverse, in luoghi spesso nuovi e suggestivi. Un sodalizio che si materializza nella figura di «un animale immaginario che si nutre delle persone che lo abitano, un mostro antropofago». Ispirandosi ad analoghe esperienze conviviali londinesi e parigine come The Loft Project e Fulgurances, il progetto italiano «prevede anche la presenza di un esperto di vini che collaborerà con lo chef per completare l’esperienza gastronomica. Dai cugini inglesi e francesi –prosegue Vignoli –abbiamo preso l’idea di una serata informale ma indimenticabile e unica per chi vi partecipa. La nostra associazione nasce proprio con lo scopo di promuovere i giovani chef e divulgare nuove esperienze gastronomiche». Tra i soci fondatori dell’associazione Raw Magna, oltre ai già menzionati Enrico Vignoli e Simone Ravaioli, rispettivamente presidente e vice presidente, si ricordano Yoji Tokuyoshi, resident chef, Enrico Caldesi, Gianluca Castellari, Marco Bonfanti, Michela Iorio, Ilaria Lazzaroni, Andrea Basti.
Il primo appuntamento di Postrivoro si è svolto nelle giornate del 3 e 4 marzo a Faenza, protagonisti lo chef Takahiko Kondo, sous-chef dell’Osteria Francescana di Modena, rinomato ristorante in vetta alle principali guide gastronomiche italiane, con tre stelle Michelin e il giovane Lorenzo Rondinelli, già sommelier del ristorante Trussardi alla Scala di Milano, due stelle Michelin. L’appuntamento si è svolto nella sede del Rione Bianco nella suggestiva cornice del Chiostro della medievale Chiesa della Commenda. Seduti a un unico tavolo, gli ospiti sono stati accompagnati dalla presentazione dei ‘segreti’ che costituivano il menu fisso, svelato quasi all’ultimo momento dallo chef . Un menu che prevedeva per questo evento, un tema estremamente carismatico: il “Ciclo della vita”, dalla morte alla rinascita. Sette portate che tenevano conto di due aspetti fondamentali della cucina dello chef Takahiko Kondo ovvero stagionalità e territorialità fra tradizione italiana, radici e rimembranze nipponiche.
Rafa Costa e Silva è lo chef che ha inaugurato il secondo evento di Postrivoro, tenutosi nell’ormai celebre Chiostro della Chiesa della Commenda di Faenza il 14 e 15 aprile scorso. Per l’occasione lo chef - che vanta un curriculum professionale di tutto rispetto che passa per esperienze parigine e newyorkesi, per poi approdare nuovamente nella sua terra, il Brasile, ha sfoggiato un menu raffinato e caratteristico. Fondamentale, durante la preparazione dei piatti è stata la coerenza teorica che lo chef ha dimostrato, sottolineando l’importanza di «sfruttare un ingrediente, utilizzando tutte le parti che lo compongono», risultato di studi e di esperienze intrapresi e maturati nei migliori ristoranti franco-statunitensi e del rispettivo retaggio gastronomico brasiliano. Per antipasto, cinque finger food, per un totale di otto portate - ciascuna delle quali non prevedeva l’utilizzo di più di cinque ingredienti - si sono avvicendati nell’arco dell’evento, raggiungendo risultati culinari strabilianti e grandi apprezzamenti da parte dei commensali.
A Gianluca Pederzoli è andato il grato compito di abbinare, o meglio, come egli stesso ha precisato, «di accompagnare la cena e il pranzo di un grande chef, presentando non solo il vino in abbinamento, ma anche le persone, il lavoro, un territorio che di quel vino raccontano la storia».
Le giornate del 28 e 29 aprile hanno visto la partecipazione a Postrivoro di uno chef svedese, August Lill, secondo chef di Petter Nilsson a La Gazzetta di Parigi e Filippo Marchi, grande esperto di vini e fine conoscitore di champagne. Anche questa volta solo quaranta posti previsti, tra la cena del sabato e il pranzo domenicale, nella meravigliosa cornice del Rione Bianco, per un menu irripetibile.
Dello chef svedese che vive a Menilmontant (Parigi), abbiamo scoperto che lo appassiona ogni momento del suo lavoro, dalla guerriglia del venerdì sera, al riordino del frigo al mattino. Ama il modo in cui si possono creare emozioni e situazioni con il cibo. Alla domanda di come si sarebbe concretizzato il suo speciale menu per il Postrivoro, così ha risposto: “vorrei cercare di costruire una sceneggiatura di piatti. Basandomi su tre personaggi principali, verdure da sopra o da sotto la terra, costruendo una storia in sette atti.
In ognuno, almeno dei tre protagonisti sarà presente e probabilmente rientrerà ancora in scene successive. Cercheremo di avere una sceneggiatura basata su famiglie di vegetali, basandoci su prodotti e influenze dalla Svezia, dalla Francia e dall’Italia”. Scontato dire, che anche il menu creativo e vegetariano di August Lill, nell’ evenemenzialità “saltuaria” e immaginifica di Postrivoro, ha riscosso grande successo.
Ad animare, letteralmente parlando, le giornate faentine di Postrivoro del 26 e 27 maggio, è stato l’istrionico Franco Aliberti, ormai noto pasticciere dell’Osteria Francescana di Modena, collaboratore del rinomatissimo e molto apprezzato chef, Massimo Bottura. Di origini campane, Franco Aliberti eredita la passione per la pasticceria da sua madre, “perché in casa sua si cuocevano pane e pizza
tre volte la settimana, tanto che quegli odori non l’hanno più mollato”. Le sue esperienze professionali s’intrecciano fra ALMA, Marchesi e Le Calandre per giungere a Vite di San Patrignano. Per questo ennesimo appuntamento di Postrivoro lo chef ha presentato un menu ironico ed eccentrico dal titolo “Il lato b di Franco”, in cui ha voluto presentare una parte sconosciuta del suo lavoro avanguardista. Eugenio Signoroni, nato a Brescia ma piemontese per lavoro e passione, è un grande esperto di birra e curatore della Guida alle birre d’Italia e della Guida Osterie d’Italia di Slow Food Editore e per l’evento, ha selezionato diverse tipologie di birre che meglio si adattavano ai piatti proposti dallo chef.

Su