Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Vito Nucci Atelier - Le divertissement d'un coiffeur

 

Le divertissement d'un coiffeur


Testo di Giacomo Vitali
Foto di Margherita Cenni

Varcare la soglia dell’atelier di Vito Nucci è già di per sé, un’esperienza estetica soverchiante. Da subito, lo spettatore ha “l’estraniante consapevolezza” di trovarsi in un luogo sui generis, dove la professionalità del buon mestierante -il parrucchiere- si fonde con l’originalità provocatoria degli spazi d’arte, con la ricercata semplicità degli arredi, che, repentinamente, attraggono il visitatore/cliente nella sottile vertigine del “gioco” dell’arte. D’altronde, è lo stesso titolare ad affermare, quasi pirandellianamente, di non saper bene, neppure lui, “cosa sia il suo negozio”, visibilmente compiaciuto che “la gente vi dedichi tempo, per scoprirne la vera natura”.
Fondato sul ludus della scoperta, del ri-uso e della creatività, Studio Tre Parrucchieri vive della sapiente contaminazione artistica del suo patron, Vito Nucci e della sinergica professionalità degli hair-stylist Loris Alesi e Francesca Mencarelli; collaboratori intelligenti, capaci da sempre di sostenere ed assecondare Vito in tutte le sue aspirazioni e velleità estetiche. Una fusione d’intenti, questa, che ha reso possibile la creazione di una realtà altamente professionale e all’avanguardia, dove sovente le due anime -quella della parrucchieria e dell’atelier d’arte- si compenetrano in un connubio inscindibile, elevando il laboratorio a cornice alternativa, luogo deputato al puro divertimento artistico. Così, è facile che un taglio di capelli, coincida con la consultazione di una rivista d’arte, o che, uno shampoo, una tinta, scandiscano un’animata conversazione poetica o pittorica, magari sull’ascolto di buona musica. L’arte di Vito Nucci, che vanta numerose mostre sia in Italia che all’estero, è manifestazione di una gestualità fugace e spensierata; divertito segno pittorico, o se si preferisce, traccia “accidentale” -mai banale- di un discorso soffuso e diffuso sull’esistenza e sull’amore. Nell’«espressionismo regressivo», come l’autore stesso    prospetta, la magia si realizza chiudendo
gli occhi, nel viaggio a ritroso verso l’infanzia per ritrovare, nel segno del puer-il fanciullo divino che ancora dimora in noi- l’autentica “immagine senza forma”, priva di sovrastrutture, bellissimo “scarabocchio”. Ma la pittura del Nostro non si limita alla tela, alla mera rappresentazione classica del fare arte, ma travalica gli usitati confini, permeando anche gli oggetti di uso quotidiano. Suppellettili varie, quali piatti, bicchieri, tazze, tovaglie... siglano con pari energia, lo stupore dell’atto creativo che, rimandando a schemi narrativi solitamente inusuali, ripropone immagini per un raffinatissimo design, fresco e divertente.
Così la tavola si anima, prende vita e il divertissement  dell’artista corre nel rocambolesco gioco dell’apparecchiare, nelle cromìe di ironici omini stampigliati ad arte. Ritorna il bambino e con lui la vivida, sconfinata immaginazione, nel celebrare familiari e autentiche epifanie del quotidiano. Tutti accorrono a questa parata, nessuno escluso: dal musicista, allo sportivo, agli amici in viaggio, in auto, in vespa, in moto...; ci sono poi gli amanti, gli sposi, gli angeli, i bambini stretti alle vesti delle madri, le file, le corse, gli assembramenti, gli inseguimenti... tutti a raccontare il fantasmagorico viaggio ludico nell’arte di Vito Nucci: designer di anime, che, assorte nella linearità del vissuto, pretendono vita, slancio, colore, profilandosi come ingenue rivelazioni; deliziose manifestazioni della joie de vivre che abitano ciascun uomo. Un universo domestico costellato di piatti, stoviglie e complementi d’arredo, popolato da combinazioni allegre e spontanee, sempre garbate, si staglia sul palcoscenico emozionale dell’ autore. In fondo le emozioni equivalgono a questi oggetti d’arte, mai codificati, prevedibili, schematizzanti; rappresentano piuttosto libere espressioni, gaie manifestazioni della loro fortuita casualità. E “al caso”, tanto caro all’artista, spetta il compito di declinare la chiusa, e per dirla con una felice e puntualissima riflessione estetica di Vito Nucci, l’arte, è un po’, “come mettere l’oggetto giusto, nel posto sbagliato”.

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