Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Zeltman Abel - Abel Zeltman per arty…food

 

Abel Zeltman per arty...food


Testo di Arianna Mariani
Foto di Abel Zeltman

Abel Zeltman: pittore nato e cresciuto in Argentina, che attualmente vive e lavora a Pesaro, ma con l’universo multiforme delle strade polverose di Buenos Aires ancora nel cuore. Dinanzi agli occhi del suo pubblico egli fa sfilare un campionario di varia umanità, partendo da femmes fatales, ubriachi, suonatori, uomini avvolti da nuvole di fumo: il popolo dei locali notturni, che Abel osservava, rapito, durante il rientro dall’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires. Tempi ormai lontani, ma continuamente presenti nel suo immaginario. La serie “Buenos Aires Ora Zero” è un omaggio ad Astor Piazzolla e al suo tango: figure che affollano locali pubblici, che danzano accompagnati da incerti suonatori in ambienti arredati da tavolini dove gli oggetti sembrano cercare eternamente un punto di gravità. La musica delle milongas percorre le vite di quelle sagome sfatte. Storie intrecciate di ricordi tramandati e vissuti, di un mondo nostalgicamente immaginato.
La capitale argentina per Abel Zeltman è come la “Città ideale” di Luciano Laurana: in tutti i suoi dipinti ci sono frammenti della sua città; anche nella serie “Sono un circo”, popolata da cavallerizzi, trapezisti, funamboli, Abel ricorda Buenos Aires perché il circo lo ha sempre visto solo oltreoceano, da bambino.
Tutte le figure che abitano i lavori di Zeltman – dai camerieri in livrea, alle signore viziate, ai musicisti di “Ballando Ballando”, agli acrobati circensi – sono animate da una gestualità smodata e scattante. Il colore rappresenta una sorta di armonia di fondo che spinge al movimento, ad una smania irrequieta; l’equilibrio improbabile di tutti i suoi soggetti sembra che sia stabilizzato sulla corda del funambolo: il gioco è muoversi, saltare, buttarsi a volare. Le acrobazie diventano dunque metafore, un modo per salvarsi la vita: il balzo dell’acrobata, l’abilità del contorsionista mimano l’incontenibile momento sorgivo della vita. La ricerca figurativa di Zeltman s’impernia sul movimento: una mole esagerata di schizzi di figure in moto fisico continuo, abbozzate su qualsiasi supporto e con qualsiasi penna, colore o matita. Successivamente decide tecnica e formati, con una predilezione per gli acrilici e catrame, e per le grandi dimensioni. L’uso del catrame è legato ad un aneddoto: da studente di incisione presso l’Accademia, Abel utilizzava il catrame per isolare le lastre che immergeva nell’acido. I suoi pennelli erano spesso sporchi di catrame e, da un primo incidente in cui ha inconsapevolmente miscelato catrame e colore, ha sviluppato il suo segno distintivo.
Le sue tele sono spesso esposte in locali pubblici sia perché raccontano scene di vita negli stessi, sia perché le grandi dimensioni richiedono superfici estese. Esiste un’abbondante parte della produzione di Abel Zeltman ispirata a paesaggi urbani e, soprattutto, al lavoro di schizzo svolto per suo fratello architetto. Sono i grattacieli di Buenos Aires, le sopraelevate, i ponteggi industriali della sua città di cui sente nostalgicamente ancora gli odori: l’odore di asfalto, ma anche l’odore delle pizzerie che affollavano Avenida Corrientes, o delle noccioline caramellate che si compravano alla stazione ferroviaria. Le madeleines di Abel Zeltman.
Abel Zeltman partecipa alla mostra di arte contemporanea organizzata nell’ambito del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, ospitata nella sezione regionale delle Marche a Urbino.

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